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Cimino, C. (2005). Il vuoto necessario. Rivista Psicoanal., 51(1):19-31.

(2005). Rivista di Psicoanalisi, 51(1):19-31

Il vuoto necessario

Cristiana Cimino

“Solo sul fondamento dello stupore, ossia sul manifestarsi del Niente, sorge il perché”.

Martin Heidegger.

Capita spesso di imbattersi, nella pratica clinica, in pazienti che, pur non potendo essere definiti psicotici a pieno titolo, almeno nel senso di non presentare una produttività conclamata, delirante o allucinatoria, si dibattono pressoché costantemente nel rischio che si aprano falle nel loro sentimento di realtà, definito sia come esperienza di continuità che di riconoscibilità — nel senso di attribuzione di significato — rispetto alle categorie del soggettivo e dell'oggettivo, sia in termini intrinseci che di rapporto tra le due. Pazienti che facilmente scivolano verso un'angosciosa e ineffabile opacità nei confronti del reale, vissuta di frequente, difensivamente, come fenomeno più o meno massiccio di derealizzazione e depersonalizzazione. Che in determinate condizioni si porranno — e porranno a noi terapeuti — con angoscia una domanda, che potrebbe essere formulata all'incirca così: «È questa la verità? … O è forse il suo contrario?», «È proprio così come mi appare o non ho capito?». E ancora: «Cosa mi sfugge, cosa dovrei ancora capire che mi è precluso, e come? Quale è la chiave?». Detto altrimenti, condizioni caratterizzate da una labilità — che va ben oltre quella fisiologica — relativa alla distinzione tra percezione e rappresentazione, nel corso delle quali sembra farsi più minaccioso «il pericolo di essere prigionieri di illusioni che spingono a prendere lucciole per lanterne, ossia la rappresentazione per e della catena» (Green, 1993, 92-93).

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