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Furlan, P.M. (1982). I « RICORDI » NELLA PSICOTERAPIA INDIVIDUALE DELLA SCHIZOFRENIA: Relazione sostenuta nel 7° Convegno sulla Psicoterapia della Schizofrenia, Ruprecht Karls Universität - Heidelberg, ottobre 1981. Psicoter. Sci. Um., 16(2):51-65.

(1982). Psicoterapia e Scienze Umane, 16(2):51-65

I « RICORDI » NELLA PSICOTERAPIA INDIVIDUALE DELLA SCHIZOFRENIA: Relazione sostenuta nel 7° Convegno sulla Psicoterapia della Schizofrenia, Ruprecht Karls Universität - Heidelberg, ottobre 1981

Pier Maria Furlan

Questo scritto rivolge l'attenzione alla famiglia originaria del paziente, come descritta attraverso i suoi ricordi ed attraverso l'eventuale loro modificazione nel corso di una psicoterapia. Non è quindi un ulteriore studio sulle dinamiche familiari dei pazienti schizofrenici ma desidera osservare quale sia l'intervento del ricordo familiare in terapia, seguirne le vicissitudini ed evidenziare alcuni aspetti clinici e tecnici collegati.

I dati clinici sono tratti da una parte dell'ampio materiale casistico e teorico raccolto in dieci anni dal nostro gruppo di lavoro del Centro di Psicoterapia Clinica di Milano, diretto dal professor Gaetano Benedetti. Comprende oltre 80 psicoterapie individuali psicoanalitiche di quasi tutte le forme psicopatologiche. I referenti teorici, metodologici e tecnici psicoanalitici sono stati mantenuti anche nelle terapie di pazienti schizofrenici e « borderline states ».

Le mie ipotesi sono tratte da 28 terapie; 14 di schizofrenie e 14 di « borderline states » (6 donne e 8 uomini e 5 donne e 9 uomini rispettivamente).

Ho considerato schizofrenie solo quelle forme che avevano raggiunto almeno due delle seguenti situazioni cliniche: perdita dei confini dell'Io — nel senso di Fenichel (1945) — abbondante produzione allucinatoria e/o delirante, gravi alterazioni dell'immagine corporea (sino a 2 casi di automutilazione), perdita di contatto con la realtà sino all'autismo, alterazione del corso del pensiero sino all'insalata di parole ed alle stereotipie verbali e comportamentali.

Sono stati invece considerati « borderline states » quei casi che hanno presentato transitori episodi deliranti (tre casi) o derealizzativi (cinque casi) e in generale quelli in cui la psicosi più o meno latente ed i tratti paranoidei permettevano un sufficiente funzionamento dell'Io, in accordo con la classificazione di Kernberg (1975).

Psicoterapia e scienze umane, n.

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