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De Vigili, D. (1985). PSICOTERAPIE E CONVERSAZIONI FELICI. Psicoter. Sci. Um., 19(3):91-97.
  

(1985). Psicoterapia e Scienze Umane, 19(3):91-97

PSICOTERAPIE E CONVERSAZIONI FELICI

Diana De Vigili

Vorrei invitare a una riflessione sul modo di concepire l'attività dello psicoterapeuta che Giampaolo Lai ci propone nel suo ultimo, gradevolissimo libro: La conversazione felice. Questo perché il piacere di leggere un testo ben scritto, non accademico e pieno di ironia non è riuscito a farmi dimenticare perplessità e dubbi verso ciò che sarei tentata di chiamare la «teoria» di Lai. Lai afferma che lo psicoterapeuta non ha strumenti per sapere in che cosa consiste la felicità di un altro individuo. Per questa ragione, qualunque teoria dichiari di usare, può fare il suo mestiere solo interessandosi alla propria felicità, di cui avrebbe invece sicura conoscenza. Una psicoterapia si costituirebbe allora su un progetto così definibile: il terapeuta deve rendere la convivenza coi propri pazienti il più felice possibile, deve dire o fare quelle cose che diminuiscono la sua eventuale infelicità provocata dal comportamento del paziente e poi verificare l'utilità dei suoi interventi, avendo sempre come solo criterio di riferimento la propria felicità. Le teorie, compresa «l'ipotesi dell'inconscio e della rimozione» (1984, 46), costituirebbero una sorta di bagaglio ingombrante. Più radicalmente ancora, l'apertura verso la conoscenza sarebbe un ostacolo al buon andamento di una terapia perché renderebbe difficile la felice convivenza, l'unico obiettivo che un terapeuta può realisticamente perseguire.

All'interno di una contrapposizione tra vita (la convivenza felice) e conoscenza (le teorie) l'invito di Lai alla felicità è molto suggestivo e ogni obiezione è destinata alla sconfitta. Chi dicesse a Lai di non credere che il terapeuta deve cercare di essere il più felice possibile nel proprio lavoro sembrerebbe altrettanto sciocco di chi obiettasse a Bridgmann che il metodo dello scienziato non è «usare la propria testa e fare tutto il possibile».

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