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Incerti, L. (1985). ANCORA SU «LA CONVERSAZIONE FELICE. Psicoter. Sci. Um., 19(3):109-111.

(1985). Psicoterapia e Scienze Umane, 19(3):109-111

ANCORA SU «LA CONVERSAZIONE FELICE

Livia Incerti

Perec scrive in La vita: istruzioni per l'uso: «…Immagino uno stabile parigino in cui sia stata tolta la facciata in modo che dal pianterreno alle soffitte tutte le stanze che si trovano sulla parete anteriore dell'edificio siano immediatamente e simultaneamente visibili». Anche Lai, nel suo ultimo libro dal felice titolo «La conversazione felice», toglie la facciata del suo studio, ci immette nella sua stanza di lavoro, ci racconta e ci rende visibili le sue relazioni terapeutiche, o meglio i suoi scambi conversazionali — emotivi — linguistici con il paziente o disteso come preferisce designare il cliente coricato sul divano. Ci appare uno schermo sul quale scorrono stili, concezioni, pezzi di vita, sul quale scorre per così dire la grafica di un pensiero. Un pensiero sulla psicoanalisi e della psicoanalisi. Si accetta lo spaesamento del confronto con l'altro e con le teorie che l'altro si porta dentro. Sembrano scene naturali per le quali non si pone il problema del vero e del falso, ovvero è vero per Lai che l'interlocutore del momento dice quello che gli dice, è questo che gli interessa e di cui si occupa. Anche Farrel afferma ne I fondamenti della psicoanalisi: «…Nella pratica, all'analista interessa raggiungere qualcosa di molto più modesto della verità sul paziente: vuole costruire un resoconto più o meno articolato che le cose in movimento e che raccolga in maniera coerente il materiale sul paziente. Tutto quello che possiamo logicamente credere è che il suo resoconto può contenere delle indicazioni di verità. Non è necessario né sul piano psicologico né su quello logico che l'analista consideri la sua storia come la verità e, probabilmente, è consigliabile che non lo faccia. Lo stesso vale per il paziente. Quello di cui ha bisogno è un resoconto su se stesso che egli consideri utile per sistemare in una struttura coerente il materiale della sua vita e le proprie difficoltà».

Nella

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