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Parisi, G. Peduto, A. (1992). W.R.D. Fairbairn, Studi psicoanalitici sulla personalità. Trad. e cura di A. Bencini Bariatti, Torino: Bollati Boringhieri 1992 (ediz. orig. Psychoanalytic Studies of the Personality. London: Tavistock Publications, 1952) pp. 352, Lit. 40.000. W.R.D. Fairbairn, Il piacere e l'oggetto. Trad. di L. Baldaccini, cura di F. Orsucci, Roma: Astrolabio, 1992, pp. 175, Lit. 24.000.. Psicoter. Sci. Um., 26(4):138-143.

(1992). Psicoterapia e Scienze Umane, 26(4):138-143

RECENSIONI

W.R.D. Fairbairn, Studi psicoanalitici sulla personalità. Trad. e cura di A. Bencini Bariatti, Torino: Bollati Boringhieri 1992 (ediz. orig. Psychoanalytic Studies of the Personality. London: Tavistock Publications, 1952) pp. 352, Lit. 40.000. W.R.D. Fairbairn, Il piacere e l'oggetto. Trad. di L. Baldaccini, cura di F. Orsucci, Roma: Astrolabio, 1992, pp. 175, Lit. 24.000.

Review by:
Giuseppe Parisi

Angela Peduto

Questi due eventi editoriali quasi contemporanei danno al lettore italiano la possibilità di accedere all'opera di Fairbairn praticamente nella sua interezza. Il primo libro, ristampa del volume pubblicato nel 1970 e ormai introvabile, raccoglie i saggi che vanno dal 1927 al 1951, divisi in tre gruppi: il primo comprende una serie di scritti teorico-clinici attraverso i quali si viene progressivamente delineando la teoria di Fairbairn della personalità formulata nei termini di una teoria delle relazioni d'oggetto. Il secondo gruppo comprende tre studi clinici, il terzo scritti eterogenei che vanno da quelli di respiro filosofico e sociologico ad altri dove vengono ripresi temi di più stretto interesse clinico, come le nevrosi di guerra. Particolarmente interessante è «Appunti sulle fantasie religiose d'una paziente» che, sebbene scritto nel 1927, anticipa concezioni che verranno espresse compiutamente più di un decennio dopo e mostra già il particolare vertice, quello della relazione tra parti di personalità e oggetti, da cui muove l'osservazione clinica. Vogliamo segnalare anche l'articolo del 1944, che è il manifesto delle sue concezioni sulla struttura mentale, e l'articolo del 1940, «Fattori schizoidi nella personalità», che rimane lo scritto più bello, sempre attuale nella profondità della descrizione clinica. Il secondo libro è una raccolta quasi completa degli scritti di Fairbairn posteriori al 1952; rispondendo alle critiche che gli erano state poste, egli chiarisce diversi punti oscuri del suo pensiero e riafferma la sua posizione divergente rispetto a certe concezioni freudiane.

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