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Sibilla, A. (1993). Aa.Vv., Trattato italiano di psichiatria. Diretto da G.B. Cassano, A. D'Errico, P. Pancheri, L. Pavan, A. Pazzagli, L. Ravizza, R. Rossi, E. Smeraldi e V. Volterra. Coordinatori: P. Pancheri e G.B. Cassano. Milano: Masson, 1992, 3 voll. di pp. 2942 (Vol. I, pp. 1-848; vol. II, pp. 849-2266; vol. III, pp. 2267-2942), lit. 595.000.. Psicoter. Sci. Um., 27(4):135-137.

(1993). Psicoterapia e Scienze Umane, 27(4):135-137

RECENSIONI

Aa.Vv., Trattato italiano di psichiatria. Diretto da G.B. Cassano, A. D'Errico, P. Pancheri, L. Pavan, A. Pazzagli, L. Ravizza, R. Rossi, E. Smeraldi e V. Volterra. Coordinatori: P. Pancheri e G.B. Cassano. Milano: Masson, 1992, 3 voll. di pp. 2942 (Vol. I, pp. 1-848; vol. II, pp. 849-2266; vol. III, pp. 2267-2942), lit. 595.000.

Review by:
Alberto Sibilla

È uscita la Bibbia degli Psichiatri! E come tutti i testi sacri, non merita una recensione, ma un tentativo di ermeneutica. Mi riferisco al Trattato Italiano di Psichiatria edito da Masson, opera che si pone in maniera affatto differente rispetto ai precedenti trattati di psichiatria. I precedenti italiani (Rossi - Giberti, Reda, Sarteschi e, per tornare indietro negli anni, Torre) erano specchio delle convinzioni di uno o due autori, che affidavano alcune parti ad altri, ma che rivendicavano una unitarietà teorica e ideologica, che si identificava con il pensiero dell'autore stesso. In questo libro il tentativo è diverso e nello stesso tempo più ambizioso. In fondo si seguono le stesse indicazioni che stanno alla base del Dsm III e successivi: ricercare una obiettività e un predominio della clinica e una chiarezza di lingua nella babele della psichiatria. È stato costituito un gruppo di lavoro, (a somiglianza della task force messa in piedi dall'Apa per stendere il Dsm) al fine di garantire una presenza differenziata e quindi obiettiva di studiosi di varie estrazioni teoriche. Il risultato trascende le convinzioni concettuali degli autori ed offre uno spaccato reale sull'attuale stato della psichiatria e il suo tentativo di privilegiare la clinica come momento unificante «ateorico».

L'introduzione ai volumi è molto chiara: «In questo senso, necessariamente il dato clinico ha finito con l'imporsi come base di partenza, schermo unificante per l'evolversi descrittivo consapevole delle ipotesi che già abbiamo definito locali e temporanee della nostra disciplina». Le ipotesi sono la biologica, la psicodinamica e quella sociale (che, dati i tempi, occupa uno spazio ridotto).

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