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(1993). Fabio Bazzani, Unità identità differenza. Interpretazione di Schopenhauer. Firenze: Ponte alle Grazie, 1992, pp. 254, Lit. 32.000.. Psicoter. Sci. Um., 27(4):151.

(1993). Psicoterapia e Scienze Umane, 27(4):151

Fabio Bazzani, Unità identità differenza. Interpretazione di Schopenhauer. Firenze: Ponte alle Grazie, 1992, pp. 254, Lit. 32.000.

Fu lo stesso Freud in Al di là del principio del piacere, ad accorgersi di «essere approdato nel porto della filosofia di Schopenhauer, per il quale la morte è il vero e proprio risultato e, come tale, scopo della vita». Seguendo questo suggerimento molti autori, da Mann a Cassirer e Scheler, da Ricoeur a Ellenberger, si sono ingegnati per trovare i possibili transiti dal filosofo allo psicoanalista. Dalla grande opera di Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, si può estrarre una psicologia fondata sulla subordinazione della vita cosciente a ciò che nei termini freudiani si dice «inconscio». Il libro di Bazzani fornisce un'interpretazione complessiva del pensiero schopenhaueriano, incentrata sulle categorie di unità, identità e differenza, e volta ad evidenziarne il versante estetico, la problematica più direttamente esistenziale ed il versante etico. Schopenhauer è il primo filosofo dell'epoca moderna a denunciare la determinazione della verità come qualcosa di estraneo alla vita in quanto tale: «si fa come uno che giri intorno ad un castello cercando inutilmente un ingresso e nel frattempo ne schizzi le facciate». La sua filosofia non è irrazionalistica, bensì inaugura - come non mancò di notare Freud - una forma di razionalità che vuole aderire al profondo della vita. Perciò per Schopenhauer la pulsione sessuale è, tra le molte pulsioni dell'individuo, quella fondamentale in quanto pulsione che esprime unità, cioè pulsione che riguarda il mantenimento e la riproduzione della vita: «I genitali son l'autentico punto di accensione della volontà e conseguentemente il polo contrapposto al cervello, al rappresentante della conoscenza». L'inconscio di Schopenhauer, però, ha una connotazione nient'affatto individuale, bensì esplicitamente universale: perciò mostra una maggiore prossimità alla concezione junghiana che non a quella di Freud. (F.M.)

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