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Morra, P. (1998). Mara Selvini Palazzoli, Stefano Cirillo, Matteo Selvini, Anna Maria Sorrentino, Ragazze anoressiche e bulimiche: la terapia familiare. Milano: Raffaello Cortina, 1998, pp. 221, Lit. 32.000.. Psicoter. Sci. Um., 32(3):147-148.
    

(1998). Psicoterapia e Scienze Umane, 32(3):147-148

Mara Selvini Palazzoli, Stefano Cirillo, Matteo Selvini, Anna Maria Sorrentino, Ragazze anoressiche e bulimiche: la terapia familiare. Milano: Raffaello Cortina, 1998, pp. 221, Lit. 32.000.

Review by:
Paola Morra

Il libro costituisce una storia ed un bilancio dell'attività terapeutica svolta da Mara Selvini Palazzoli con le diverse équipes da lei dirette, dai primi anni '70 ad oggi, nei confronti delle patologie del comportamento alimentare nelle adolescenti e nelle giovani donne. Esso si apre con un'interessante ricerca catamnestica su un gruppo di pazienti anoressiche e anoressico-bulimiche trattate in terapia familiare tra il 1971 e il 1987. Analizzando a posteriori i risultati di tali interventi, e confrontandoli in modo qualitativo con trattamenti più recenti, gli autori esplicitano le motivazioni storiche e cliniche che hanno portato, attraverso passaggi successivi, ad un profondo cambiamento non solo nell'approccio a questi casi, ma, molto più in generale, nel loro modello del trattamento familiare. In sintesi, si può descrivere tale evoluzione come segue: un passaggio da posizioni rigidamente sistemiche, in cui l'oggetto dell'intervento terapeutico erano i «giochi» familiari e la tecnica puntava alla manipolazione attiva di essi attraverso strategie diverse (comunicazione paradossale, prescrizioni invariabili), ad una progressiva rivalutazione degli aspetti individuali intrapsichici, delle relazioni oggettuali, della funzione terapeutica dell'insight e dell'empatia del terapeuta verso i singoli membri della famiglia. Come riferimenti teorici vengono citati, fra l'altro, autori psicodinamici (Kohut, Kernberg), la teoria dell'attaccamento di Bowlby, la psicologia evolutiva di Stem. Il «veto sistemico ad aprire la scatola nera» della psiche individuale viene esplicitamente messo da parte. Sul piano diagnostico questo punto di vista implica, rispetto al passato, una maggiore considerazione delle tipologie di personalità della paziente che possono sostenere il sintomo anoressico, delle caratteristiche dei familiari, e dunque della peculiare connessione sintomo-persona-famiglia nei singoli casi. L'accento viene posto in ogni caso sulle carenze empatiche e sui fallimenti relazionali, piuttosto che sul conflitto.

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