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Pistone, A. (2008). Mario Perini, L'organizzazione nascosta. Dinamiche inconsce e zone d'ombra nelle moderne organizzazioni. Introduzione di Anton Obholzer. Milano: FrancoAngeli, 2007, pp. 202, € 22,00. Psicoter. Sci. Um., 42(1):123-124.
  

(2008). Psicoterapia e Scienze Umane, 42(1):123-124

Mario Perini, L'organizzazione nascosta. Dinamiche inconsce e zone d'ombra nelle moderne organizzazioni. Introduzione di Anton Obholzer. Milano: FrancoAngeli, 2007, pp. 202, € 22,00

Review by:
Andrea Pistone

La letteratura di orientamento psicoanalitico sulla vita organizzativa si arricchisce di un contributo che, come osserva l'Autore nella Presentazione del volume, in maniera tanto modesta quanto ambiziosa intende perseguire «un progetto divulgativo che, invece di sfornare l'ennesimo manuale più o meno leggibile pieno di saggi consigli e di promesse illusorie, inauguri un dialogo tra il mondo degli esperti (consulenti, psicologi sociali, ecc.) e quello degli sperimentatori (coloro che nelle organizzazioni vivono, lavorano, provano sentimenti)» (p. 12). L'obiettivo del libro è dunque quello di fornire agli “addetti ai lavori”, ma anche a chi vive ed opera quotidianamente in qualsiasi tipo di organizzazione, una lente, un modo di osservare le dinamiche e le correnti emozionali che influiscono (e non di rado interferiscono) in modo tanto nascosto quanto potente sullo svolgimento del lavoro e sullo sviluppo di buoni rapporti professionali. Questo modo di osservare processi e dinamiche poco visibili, in quanto per lo più inconsci, è frutto di un lavoro di ricerca continuamente aggiornato grazie a esperienze di confronto e interventi sul campo svolti da ormai più di cinquant'anni dal Tavistock Institute of Human Relations e dalla Tavistock Clinic di Londra.

I primi due capitoli del libro sono dedicati ad una sintetica ma chiara descrizione del modello Tavistock, dei suoi concetti chiave, del suo approccio alla consulenza organizzativa. Chi avrà la curiosità di conoscerlo o di approfondirlo non farà fatica a individuare l'importante debito che esso ha nei confronti delle teorie kleiniane sui meccanismi più primitivi di difesa dall'angoscia, degli studi e delle esperienze di Bion sulle dinamiche dei gruppi, e delle concezioni di Elliott Jaques e Isabel Menzies sul ruolo svolto dalle istituzioni come difese sociali dall'ansia. L'ipotesi di fondo, da cui muove il modello Tavistock, è che disfunzioni persistenti o un malessere diffuso e pervasivo all'interno di un'organizzazione siano riconducibili allo sviluppo di difese da angosce primitive di tipo persecutorio o depressivo.

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