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Ceccarelli, M. (2017). Interventi sul caso Matilde. Psicoter. Sci. Um., 51(1):143-145.

(2017). Psicoterapia e Scienze Umane, 51(1):143-145

Interventi sul caso Matilde

Monica Ceccarelli

È da quel laboratorio vivente che è la psicoanalisi dei bambini che sono scaturite nel tempo molte delle intuizioni teoriche e cliniche che hanno apportato rotture e trasformazioni alla psicoanalisi tout court.

Se lavorare/stare coi bambini sospinge il terapeuta infantile in uno stato di duttilità mentale, dove i confini tra soma e psiche, mondo esterno e mondo interno sono quanto più labili, tale disposizione psichica può incoraggiare uno spirito esplorativo verso nuove aree di pensiero e di lavoro. È all'interno di tale esperienza “creativa”, anima della ricerca, che si collocano certe sperimentazioni cliniche volte a ricercare, pur nel rispetto di un rigoroso impianto teorico di riferimento, possibili ampliamenti e contaminazioni nel confronto interdisciplinare con altri modelli, a fronte dei possibili limiti che lo strumento psicoanalitico può incontrare.

Il lavoro presentato da Marta Angellini, che ho avuto il piacere di seguire nel suo dipanarsi, offre un esempio di tale “ricerca sul campo”, nel tentativo di intrecciare la pratica psicomotoria con la clinica psicoanalitica. L'esperienza che ne scaturisce è una proposta, a mio avviso interessante, di un modello clinico di intervento precoce nella primissima infanzia, collocato sul crinale tra una psicomotricità a orientamento analitico e una psicoterapia psicomotoria.

Matilde, la bambina seguita in terapia dall'età di due anni e mezzo, con un sospetto iniziale di ritiro psicotico a séguito di una grave depressione materna post-partum, appare subito una bambina che, orfana di una calda e strutturante relazione di holding, si è attrezzata fin dall'inizio a operare una profonda dissociazione dell'originaria unità psiche-soma per sopravvivere al rischio di una morte psichica: la terapeuta percepisce inizialmente Matilde come una bambina dal corpo «evanescente» (p.

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