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d'Antonio, A.C. (2017). Elspeth Cameron Ritchie, Christopher H. Warner & Robert N. McLay (editors), Psychiatrists in Combat. Mental Health Clinicians' Experiences in the War Zone. Foreword by Robert N. McLay. Heidelberg: Springer, 2017, pp. XIX+221, $ 109.00. Psicoter. Sci. Um., 51(3):497-498.

(2017). Psicoterapia e Scienze Umane, 51(3):497-498

Elspeth Cameron Ritchie, Christopher H. Warner & Robert N. McLay (editors), Psychiatrists in Combat. Mental Health Clinicians' Experiences in the War Zone. Foreword by Robert N. McLay. Heidelberg: Springer, 2017, pp. XIX+221, $ 109.00

Review by:
Andrea Castiello d'Antonio

In questo originale volume sono raccolte ventidue esperienze professionali vissute da operatori della salute mentale (psichiatri) in zone di guerra a partire dal fatidico 11 settembre 2001 fino ad arrivare ai conflitti in Afghanistan. I resoconti pubblicati sono qualcosa di più di “casi clinici”, in quanto presentano sia l'aspetto professionale sia la dimensione umana e la situazione psicologica dello psichiatra che si è trovato a trattare soggetti traumatizzati o feriti, o è stato chiamato ad impegnarsi in attività limitrofe a quelle di pronto intervento, come il recupero e la riabilitazione dei militari. Oltre a ciò è considerata la questione dell'esercizio della psicoterapia in situazioni non solo di pericolo (per tutti, compresi gli psichiatri), ma nei confronti di soggetti comunque “legati” dal vincolo del servizio militare e destinati a rientrare al più presto nei ranghi operativi. In questo quadro sono considerati sia gli interventi psicoterapeutici sia quelli psicofarmacologici, con osservazioni dettagliate sulla reazione dei soggetti alle diverse fasi di terapia e riabilitazione. Un altro genere di testimonianza è quella che proviene da chi ha avuto modo di valutare i prigionieri detenuti in strutture carcerarie come Guantánamo Bay e la tristemente nota Abu Ghraib. Ma, al di là di quest'ultima area di esperienza, ciò che risalta è il doversi occupare della salute mentale di persone che sono state esposte (e che, presumibilmente, lo saranno ancora nel futuro) a eventi come l'uccidere i nemici, l'assistere alla morte o al ferimento di camerati che talvolta sono veri e propri amici, il soccorrere civili feriti, l'essere di aiuto ad altri medici e al personale delle basi militari in cui lo psichiatra presta il proprio servizio.

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