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Destefani, P. (2019). Interventi sul caso Matteo. Psicoter. Sci. Um., 53(1):157-159.

(2019). Psicoterapia e Scienze Umane, 53(1):157-159

Interventi sul caso Matteo

Paola Destefani

Verrebbe voglia di iniziare dalla fine, per parlare di questo bel racconto clinico che è la storia di Matteo. E la fine è lieve, leggera, di una «memorabile leggerezza» (n. 4/2018, p. 624), scrive la terapeuta: Matteo sta per uscire da una delle ultime sedute e ha dato l'assenso alla terapeuta affinché lei possa scrivere di questa storia; lei allora, per dirgli ciao, lo prende delicatamente per le spalle e lo spinge fuori. E lui ride e sta al gioco.

Ora Matteo ha diciassette anni, ma quando la terapia inizia ne ha solo sette. Ed è un bambino «nato da un parto violento e intrusivo, in ritardo di due settimane» e con «un distacco manuale della placenta» (n. 4/2018, p. 616); fin dai primi giorni piange «in modo inconsolabile al solo contatto» (n. 4/2018, p. 617) e quando entra per la prima volta nella stanza della terapia cammina «aderente al muro, con le braccia spalancate come le ali di una falena» (n. 4/2018, p. 616). Ecco, è proprio da queste due immagini all'apparenza così lontane che mi ritrovo a riflettere e a parlare di questa storia: la “memorabile leggerezza” nell'uscire dalla stanza della terapia, la violenza di una nascita troppo attesa. Sono partita da una fine che mi ha riportato a un inizio, ed è esattamente così che ho sentito scorrere la vicenda clinica e umana di questa coppia al lavoro, che mi ha portato dentro l'esperienza della circolarità di un disegno di Escher, dove non è possibile delineare con precisione e certezza l'inizio del tratto, ma dove si intravedono con apparente continuità le trasformazioni di un immagine in un'altra senza che si possa pensare altrimenti: pesci che diventano uccelli, torri che diventano scale, scale che diventano torri, mani che disegnano mani.

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