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Porcelli, P. (2019). Antonio Damasio, The Strange Order of Things. New York: Pantheon, 2018, pp. 310, $ 28.95 (trad. it.: Lo strano ordine delle cose. Trad. di Silvio Ferraresi. Milano: Adelphi, 2018, pp. 352, € 29,00). Psicoter. Sci. Um., 53(1):163-170.

(2019). Psicoterapia e Scienze Umane, 53(1):163-170

Recensione-saggio

Antonio Damasio, The Strange Order of Things. New York: Pantheon, 2018, pp. 310, $ 28.95 (trad. it.: Lo strano ordine delle cose. Trad. di Silvio Ferraresi. Milano: Adelphi, 2018, pp. 352, € 29,00)

Review by:
Piero Porcelli

In Collaboration with:
Andrea Castiello d'Antonio, Davide Cavagna, Gioele P. Cima, Antonella Mancini, Silvia Marchesini, Paola Morra e Francesca Tondi

Ogni nuovo libro di Damasio diventa ormai un evento, sia per la statura dell'Autore che per la sua notorietà proiettata oltre i limiti degli specialismi che ne fa un personaggio dello star system culturale. È sufficiente cercare su Internet per accorgersi del numero di recensioni e di interviste su YouTube che stanno proliferando attorno alla sua nuova fatica editoriale. L'opera di Damasio si inserisce in un ambito scientifico che, per sua natura, travalica i confini tradizionali delle scienze codificate (ne parleremo più avanti) e che si può definire collettivamente come affective neuroscience, come viene etichettato oggi prendendo a prestito il termine coniato da Jaak Panksepp, prematuramente scomparso lo scorso anno. Per quanto possano apparire simili, le affective neuroscience sono molto, e per certi versi radicalmente, diverse dalle neuroscienze. Queste ultime si occupano sostanzialmente del rapporto fra strutture cerebrali e funzioni cognitive, ed esplorano i circuiti cerebrali partendo dall'assunto che la mente è un correlato o anche semplicemente un prodotto del cervello. Le affective neuroscienze si occupano invece di ciò che nel Novecento è stato il campo monopolizzato dalla psicoanalisi: gli affetti, le emozioni, i comportamenti determinati dall'attivazione emotiva. Il loro assunto di base è quindi distante dalle neuroscienze cognitive: il cervello viene qui concepito come un organo che regola l'attività complessiva dell'organismo e che media fra individuo e ambiente. Ne deriva che per i neuroscienziati affettivi la mente riguarda non il cervello ma il corpo intero, i pensieri presuppongono necessariamente le emozioni e le emozioni sono sostanzialmente ciò che io so del mio corpo. Lo so in un modo particolare: non perché lo osservo ma perché lo sento e lo vivo.

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