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Cima, G.P. (2019). Nathalie Jaudel, La leggenda nera di Jacques Lacan. Élisabeth Roudinesco e il suo metodo storiografico. Edizione italiana a cura di Paola Bolgiani e Céline Menghi. Trad. di Céline Menghi. Torino: Rosenberg & Sellier, 2018, pp. 298, € 24,00 (ediz. orig.: La légende noire de Jacques Lacan. Paris: Navarin, 2014). Psicoter. Sci. Um., 53(2):348-349.

(2019). Psicoterapia e Scienze Umane, 53(2):348-349

Nathalie Jaudel, La leggenda nera di Jacques Lacan. Élisabeth Roudinesco e il suo metodo storiografico. Edizione italiana a cura di Paola Bolgiani e Céline Menghi. Trad. di Céline Menghi. Torino: Rosenberg & Sellier, 2018, pp. 298, € 24,00 (ediz. orig.: La légende noire de Jacques Lacan. Paris: Navarin, 2014)

Review by:
Gioele P. Cima

Venuto alle stampe in leggero anticipo sulla riedizione italiana del Jacques Lacan di Élisabeth Roudinesco, La leggenda nera di Jacques Lacan di Nathalie Jaudel è un lecito attacco all'imponente biografia redatta dalla storica della psicoanalisi (Jacques Lacan. Profilo di una vita, storia di un sistema di pensiero [1993]. Milano: Raffaello Cortina, 1995, 2019). La tesi della Jaudel è che, nel suo libro, la Roudinesco ha dipinto un ritratto di Lacan inautentico, che svilisce la complessità dell'influente psicoanalista parigino a profitto di un personaggio caricaturale e avido, consumato dalla sete di potere e di riconoscimento. Noncurante della pretesa – fallimentare a priori – di essere la storica della propria storia, la Roudinesco avrebbe così finito per ribadire, anziché sfatare, il mare magnum di narrazioni leggendarie che circondano la figura di Lacan, facendosi complice dei suoi ritratti più calunniosi (il fauve, «il guru, il dandy odioso [e] avido di denaro», p. 14). Sullo sfondo di questa generale tendenza ad anteporre l'aneddotica e l'intrigo alla logica, la Jaudel addebita polemicamente alla Roudinesco tre distinte critiche: troppo presa nel memoriale per poter essere storica, la Roudinesco avrebbe contaminato i due registri dando vita a un ibrido metodologicamente inattendibile, definito da Jaudel «retorica memoriale» (p. 39); troppo storica per cogliere la soggettività del suo oggetto, essa avrebbe inopportunamente svenduto il suo controverso personaggio alla puntualità di un destino genealogico prefissato; infine, troppo psicoanalista per sfuggire alla tentazione dell'interpretazione postuma, la Roudinesco avrebbe ceduto in certi punti dell'opera alle euristiche della patografia e del «bricolage psicobiografico» (p.

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