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Bowlby, J. (1970). Psicopatologia dell'angoscia: il ruolo dei legami affettivi nella psicopatologia dell'angoscia. Rivista Psicoanal., 16(1):15-26.
    

(1970). Rivista di Psicoanalisi, 16(1):15-26

ARTICOLI

Psicopatologia dell'angoscia: il ruolo dei legami affettivi nella psicopatologia dell'angoscia

John Bowlby

Il concetto di angoscia è un concetto proteiforme e la letteratura sulla psicopatologia dell'angoscia è molto vasta. In questo lavoro io seguo una sola via - una via iniziata da Freud al principio del secolo e che, durante gli ultimi venti anni, è stata il punto di partenza per molti studi empirici che diedero i loro frutti.

All'inizio Freud distinse il concetto di essere ansioso da quello di paura e di fuga di fronte a un oggetto allarmante dell'ambiente circostante. L'angoscia, egli disse, è determinata da qualche fattore interno. La sua prima idea, che si basava sull'investigazione di pazienti adulti affetti da nevrosi d'angoscia (1894), era che l'angoscia patologica sorgesse in condizioni di eccitamento sessuale accompagnato da frustrazione, e che essa fosse dovuta alla trasformazione in angoscia dell'eccitazione sessuale di origine somatica che non poteva essere scaricata. In ulteriori formulazioni (per es., 1905, 1917), tuttavia, Freud viene sempre più colpito dall'angoscia che si riscontra nei bambini piccoli quando vengono separati dalla propria madre; ed egli cerca di correlare queste osservazioni con una versione riveduta della sua precedente teoria, estendendo allo stesso tempo grandemente il proprio concetto di sessualità. Finalmente, nel 1926 (Inibizione, sintomo e angoscia), Freud abbandona i suoi precedenti punti di vista e ricomincia da capo: “Solamente poche delle manifestazioni d'angoscia che vediamo nei bambini ci sono comprensibili e noi dobbiamo porre la nostra attenzione su di esse.

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