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Rosenfeld, H. (1980). Sull'identificazione proiettiva. Rivista Psicoanal., 26(1):118-139.

(1980). Rivista di Psicoanalisi, 26(1):118-139

Sull'identificazione proiettiva

Herbert Rosenfeld

1. L'identificazione proiettiva

Da quando Melanie Klein ha introdotto nel 1946 l'espressione identificazione proiettiva nel suo lavoro sui meccanismi schizoidi, il termine è stato largamente usato dagli analisti, in Inghilterra e

l'estero, per descrivere meccanismi e primitive relazioni oggettuali narcisistiche che sono state osservate in pazienti affetti da disturbi nevrotici o psicotici.

Poiché “identificazione proiettiva” è stato usato per molti processi simili, ma non identici, mi sforzerò di individuare e chiarire alcuni problemi relativi a questo termine. Questo contributo è stato originariamente scritto per un simposio sulla “Psicopatologia ed il Trattamento delle Condizioni Psicotiche” per il quale mi fu richiesto di concentrarmi sull'importanza dell'identificazione proiettiva nella struttura dell'Io e nelle relazioni oggettuali del paziente psicotico. Per questo motivo in questo lavoro faccio riferimento principalmente agli stati psicotìci. La discussione è comunque pensata per includere anche l'intero campo dei pazienti affetti da disturbi nevrotici o psicotici nei quali l'identificazione proiettiva gioca un ruolo rilevante.

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(*) Questo lavoro è stato presentato nel novembre 1969, al Colloquio internazionale di Montreal sulle Psicosi sotto il titolo: “Contributo alla psicopatologia degli stati psicotici: l'importanza dell'identificazione proiettiva nella struttura dell'Io e celle relazioni oggettuali del paziente psicotico”.

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