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Berti Ceroni, G. (2000). Psicoanalisi e neuroscienze Lo stato attuale dei segni di attenzione, convergenze e collaborazioni. Rivista Psicoanal., 46(1):119-130.

(2000). Rivista di Psicoanalisi, 46(1):119-130

NOTE

Psicoanalisi e neuroscienze Lo stato attuale dei segni di attenzione, convergenze e collaborazioni

Giuseppe Berti Ceroni

È ben noto come Freud fosse convinto che si sarebbe potuto trovare un fondamento biologico alle scoperte della psicoanalisi nella conoscenza della mente e della psicopatologia. È altrettanto noto come non tutti i primi psicoanalisti fossero altrettanto convinti che altre scienze, sperimentali, potessero portare un contributo: nel pieno della polemica con Jung, Ferenczi, al Congresso di Norimberga del 1908, diceva: “La psicologia sperimentale è peraltro sì veritiera, ma da essa possiamo imparare molto poco; la psicoanalisi è “inesatta”, ma è in grado di rivelarci insospettate connessioni e di scoprire strati della psiche restati fino ad allora inaccessibili” (Ferenczi, 1911, 147) e quel che dice a proposito della psicologia sperimentale può ragionevolmente traslarsi alle neuroscienze. La debolezza delle neuroscienze per molti decenni successivi e il vigoroso spirito chauvinista e romantico della psicoanalisi hanno per molto tempo lasciato psicoanalisti, e neuroscienziati, sostanzialmente indifferenti gli uni agli altri. Per brevità, rimando il lettore agli articoli di Scalzone e di Solms sul recente (1997) volume di Psiche appunto dedicato a psicoanalisi e neuroscienze per un'informazione su quanto pochi siano stati fino a un recente passato gli scritti di psicoanalisti su questo argomento.

Lo sviluppo delle neuroscienze e delle discipline psicologiche, farmacologiche ed epidemiologiche fondate sull'uso di procedure empiriche, via via più impetuoso nel corso degli ultimi decenni, ha spinto la psicoanalisi in una posizione di debolezza e per certi versi di marginalità.

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