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Boni, L. (2003). Gramsci e la psicoanalisi: frammenti freudiani dai Quaderni. Rivista Psicoanal., 49(2):391-418.

(2003). Rivista di Psicoanalisi, 49(2):391-418

Gramsci e la psicoanalisi: frammenti freudiani dai Quaderni

Livio Boni

Una rapida lettura delle rare e certo a-sistematiche note gramsciane afferenti a Freud ed alla psicoanalisi (se ne contano una quindicina nei Quaderni, di diversa estensione ed importanza, e tre nelle Lettere), conferma immediatamente come la riflessione del pensatore sardo sfugga, anche in questa circostanza, tanto all'ambivalenza di cui fanno solitamente prova i marxisti nei confronti del freudismo—e che tanta letteratura, oggi forse un po’ datata, ha prodotto—quanto alla tentazione “freudo-marxista”.

Si pensi, a titolo di esempio e di cauzione preliminare al tentativo consistente nel rileggere “Gramsci con Freud”, alla nota “Sull'origine del concetto di ideologia” redatta tra il 1930 e il 1932 (Gramsci, 1975, 453-454):

“Ideologia” è un aspetto del “sensismo” ossia del materialismo francese del XIII° secolo. Significava “scienza delle idee” e, poiché l'analisi era il solo metodo riconosciuto ed applicato dalla scienza, “analisi delle idee”, cioè ancora “ricerca dell'origine delle idee”. Le idee devono essere scomposte nei loro “elementi” [originari] e questi non potevano essere altro che le “sensazioni”: le idee derivano dalle sensazioni. Ma il sensismo poteva associarsi senza troppe difficoltà con la fede più alta nella potenza dello spirito e nei suoi destini immortali […].

Come propagatore letterario dell'ideologia Destutt de Tracy (1754-1836), dei più illustri e popolari per la facilità della sua esposizione; Cabanis (oltre Condillac, Helvétius che [sono] più strettamente filosofi) col suo Rapports du Physique et du Moral […].

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