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(2003). Emanuele Bonasia e Giampaolo Kluzer EPF Training Colloquium Budapest, 7-8 dicembre 2002. Rivista Psicoanal., 49(2):459-464.

(2003). Rivista di Psicoanalisi, 49(2):459-464

CRONACHE

Emanuele Bonasia e Giampaolo Kluzer EPF Training Colloquium Budapest, 7-8 dicembre 2002

Quest'anno il Colloquium, che periodicamente riunisce gli analisti con funzioni di training delle società psicoanalitiche europee, si è svolto a Budapest ed è stato dedicato ai problemi di formazione e valutazione dei candidati. Vi hanno partecipato una cinquantina di analisti (per la SPI erano presenti Emanuele Bonasia, Domenico Chianese e Giampaolo Kluzer).

Il Colloquium si è svolto per l'intera giornata di sabato e la mattina di domenica. È stato aperto da una riunione plenaria in cui, su proposta di David Tuckett, presidente della FEP, sono stati posti i temi di lavoro:

1)   specificazione ed esplicitazione degli obiettivi del training

2)   individuazione dei parametri valutativi con i quali gli analisti formatori verificano se gli obiettivi sono stati raggiunti.

Si è preliminarmente concordato che la competenza psicoanalitica e l'atteggiamento psicoanalitico che la sottende sono l'obiettivo della formazione, anche se essi possono differire nelle loro connotazioni in funzione dei diversi presupposti teorici e tecnici.

La larga maggioranza dei partecipanti ha concordato sulla necessità di sostenere l'intuizione valutativa con l'esplicitazione, più trasparente possibile, dei criteri seguiti.

Uno di noi (Bonasia), prendendo a prestito da Stern il concetto, ha suggerito le principali “finestre” oggetto di valutazione: 1) la relazione candidato-paziente, 2) la relazione supervisore-candidato, 3) il rapporto candidato-istituzione, 4) la relazione candidato-psicoanalisi, 5) il rapporto supervisore-istituzione.

Diversi interventi (tra gli altri MargaretTarget e David Tuckett, ambedue della British Psycho-Analytical Society) hanno sottolineato alcuni ostacoli che si oppongono al processo di valutazione, fra cui la tendenza del candidato a parlare del caso piuttosto che della interazione col paziente.

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