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Mancuso, F. (2003). Le trasformazioni del/nell'analista che contribuiscono alla scoperta di un trauma precoce: l'assenza dell'altro. Rivista Psicoanal., 49(4):709-728.

(2003). Rivista di Psicoanalisi, 49(4):709-728

Le trasformazioni del/nell'analista che contribuiscono alla scoperta di un trauma precoce: l'assenza dell'altro

Francesco Mancuso

“L'odio come relazione nei confronti dell'oggetto, è più antico dell'amore; esso scaturisce dal ripudio primordiale che l'Io narcisistico oppone al mondo esterno come sorgente degli stimoli” (Freud, 1915, 33-34). Freud si riferisce anche a quegli stimoli spiacevoli interni che, proiettivamente, vengono attribuiti all'esterno. Mente e corpo impegnati a mantenere un riposo senza stimoli, “una pace senza morte” come direbbe E. De Filippo (1975).

In questo scritto io non intendo però riferirmi a quella condizione “odiosa” del “ripudio primordiale che l'Io narcisistico” oppone alla percezione dello stimolo. Io focalizzo la mia attenzione su una condizione di odio successiva, che si fonda sulle tracce dell' esperienza cui ho appena accennato, ma che ha caratteristiche e può aprire a destini differenti. Mi riferisco a quella condizione che seppure altera “il silenzio del desiderio, lo stato di quiete, il riposo dell'attività di rappresentazione […] accompagna il primo vissuto di un non—piacere che viene a svelare l'esistenza di un altrove e la dipendenza psichica nei suoi confronti” (Aulagnier, 1975, 95).

Il neonato si trova nella condizione di ripudio nei confronti dell'esperienza—stimolo—bisogno ma è l'offerta che riceve a sedare la sua agitazione e a riportarlo nella condizione di quiete precedente. I tempi e le modalità di questo “soccorso”, quasi mai ottimali, fanno da precursori all'odiabilità dell'oggetto.

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