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Blos, P., Jr. (2003). La persona dell'analista. Rivista Psicoanal., 49(4):761-765.

(2003). Rivista di Psicoanalisi, 49(4):761-765

La persona dell'analista

Peter Blos, Jr.

Accolgo con piacere l'invito a partecipare a questa discussione sul ruolo della persona dell'analista nel lavoro analitico e ad inviare questo breve contributo. Nel corso degli anni in cui ho svolto il mio lavoro psicoanalitico con i bambini e gli adolescenti, ho acquistato una certa familiarità con la piena esposizione che deriva dalla visibilità e dal confronto vis—à—vis. Questa esposizione rende pienamente visibili alcuni aspetti delle mie caratteristiche personali e mi sono reso conto che in tali circostanze è impossibile nascondersi. Certo, il paziente può fraintendere quello che è scritto sul mio volto, o che viene comunicato dalla posizione del mio corpo, dal tono della voce o perfino dalla mia ignoranza su cose che ritiene universalmente note (come i programmi televisivi), ma può anche percepire correttamente delle cose delle quali sono inconsapevole e che sto inconsciamente proteggendo. In tutti e due i casi mi ritrovo scoperto.

Riconoscere questa realtà e lottare contro il senso di smascheramento provato mi ha consentito di sviluppare una curiosa abilità mentale: posso, cioè, parlare ed interagire spontaneamente con i miei giovani pazienti e, al tempo stesso, osservare e riflettere su quanto sta avvenendo. Con questo non voglio dire che ho il controllo totale della situazione perché mi rendo anche conto di essere sconcertato, adirato o inquieto. Naturalmente si verificano degli enactment fra me e il paziente, ma cerco di considerare tali eventi come parte del dialogo analitico in modo da poterli utilizzare per comprendere ulteriormente il paziente e, in modo incidentale ma rilevante, anche me stesso.

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