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Bodner, G. (2003). La persona dell'analista nel processo analitico. Rivista Psicoanal., 49(4):767-771.

(2003). Rivista di Psicoanalisi, 49(4):767-771

La persona dell'analista nel processo analitico

Guillermo Bodner

Freud pensava che il legame dell'individuo con la realtà dipendesse dal funzionamento dei due principi che regolano l'attività psichica. Per lui un compito della psicoanalisi è investigare “il rapporto del nevrotico, e dell'uomo in genere, con la realtà, e di assumere così il significato psicologico del mondo reale esterno nella struttura delle nostre teorie” (1911, 453-454). È necessario prendere in considerazione che l'acquisizione dell'esame di realtà non elimina la funzione del principio di piacere, perché la fantasia permane scissa ma attiva. Bion (1965) andò ben al di là quando affermò che “avere coscienza” di una realtà esterna è secondario ad avere coscienza di una realtà psichica interna.

In accordo a questi postulati, la questione della persona dell'analista si riferisce alla costruzione della sua figura e al significato nell'inconscio dell'analizzando. L'analista è per il paziente un oggetto intorno a cui si intrecciano le sue percezioni e i suoi pensieri con le sue fantasie e i suoi meccanismi inconsci. Se tutto ciò non riguarda esattamente la persona dell'analista nel suo insieme, tuttavia questo è l'aspetto sul quale possiamo dire qualcosa di psicoanaliticamente significativo.

Convenendo con il punto di vista di S. Isaacs (1948), la fantasia inconscia è sempre presente nel modulare la relazione, soprattutto nei casi in cui le percezioni e le idee corrispondano alla realtà oggettiva. Il legame analitico è uno scenario in movimento da cui si dispiega l'inconscio dei due partecipanti, attraverso i meccanismi che formano parte della comunicazione e dell'esplorazione dell'altro.

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