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Zanette, M. (2004). Journal of Child Psychotherapy, vol. 29, nn. 1, 2, 3, 2003 Routledge, London, pp. 1-449; £ 57. Rivista Psicoanal., 50(2):563-569.

(2004). Rivista di Psicoanalisi, 50(2):563-569

RIVISTE STRANIERE

Journal of Child Psychotherapy, vol. 29, nn. 1, 2, 3, 2003 Routledge, London, pp. 1-449; £ 57

Review by:
Mirella Zanette

Prospettive nuove sul complesso edipico, relazioni diversamente articolate tra i personaggi, e pertanto tra emozioni e difese, apporto specifico della realtà — la coppia genitoriale — allo sviluppo e al fallimento del percorso edipico: queste le linee che attraversano i contributi del primo fascicolo.

Hamish Canham (The relevance of the Oedipus myth to fostered and adopted children) ricorda che il complesso edipico, oltre a dire delle difficoltà del bambino nel permettere l'unione dei genitori, apre uno spazio triangolare in cui il bambino non è solo l'osservatore escluso, ma anche un soggetto osservato/pensato, quindi con la possibilità di una visione prospettica: essere se stesso nella relazione con altri, assumere un punto di vista diverso mantenendo il proprio, riflettere su di sé, restando sé. Diventa istruttivo allora rivisitare il mito di Edipo sotto due aspetti, lasciati sovente ai margini: a) il ruolo dell'Edipo dei genitori nella genesi delle difficoltà del bambino (o nella loro processazione), b) il fatto che Edipo fosse un bambino adottato.

Rifacendosi in particolare ai lavori di R. Graves (1955) sui miti greci, Hamish Canham mostra sia l'attivazione nei genitori di sentimenti sessuali e violenti verso il figlio che minaccia, con la sua indipendenza, l'indipendenza della coppia, sia la mancanza di un “modello di verità” che consenta di pensare le emozioni violente del bambino, anzi che contrastarle/evitarle con difese di pari violenza.

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