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Conci, M. (2013). L'ombra dello tsumani. La crescita della mente relazionale Philip M. Bromberg Milano, Raffaello Cortina, 2012, pagine 217, € 27. Rivista Psicoanal., 59(2):513-520.

(2013). Rivista di Psicoanalisi, 59(2):513-520

L'ombra dello tsumani. La crescita della mente relazionale Philip M. Bromberg Milano, Raffaello Cortina, 2012, pagine 217, € 27

Review by:
Marco Conci

Ho conosciuto Philip Bromberg a New York nel settembre 1992, tramite Stephen Mitchell. Mitchell non solo me lo presentò come uno dei colleghi della generazione precedente alla sua, di cui aveva più stima, e che quindi valeva la pena che io conoscessi personalmente, ma mi segnalò uno dei suoi ultimi contributi, invitandomi a tradurlo in italiano - così come avevo già fatto per alcuni dei suoi lavori più recenti. La loro collaborazione si era molto intensificata negli ultimi anni; al 1989 risaliva la creazione del relational track presso il Postdoctoral Program della New York University e al 1991 la fondazione della rivista Psychoanalytic Dialogues. Fu così che nel Nr. 4/1993 di Psicoterapia e scienze umane uscì l'articolo di Bromberg «Psicoanalisi interpersonale e psicologia del Sé: un confronto clinico», un articolo da lui più tardi incluso nel primo dei tre volumi dei suoi scritti, ossia Standing in the spaces (1998).

«La psicoanalisi interpersonale è basata sul paradigma della teoria del campo» (1989, 14), scriveva Bromberg nell'articolo, e sottolineava la natura bipersonale della psicoanalisi interpersonale versus quella monopersonale della psicologia del Sé di Kohut. «Ogni persona è parte attiva nel condizionare il tipo di risposta che riceve dall'altro, inclusa la risposta empatica. Qui non c'è traccia di un terapeuta empatico operante su un paziente alla ricerca di empatia. Piuttosto il modello è quello di un sistema aperto, sistema che si modifica, si sviluppa e si arricchisce attraverso un processo di interpenetrazione» (ivi). E più avanti: «Il modo in cui Sullivan comunicava la sua comprensione empatica faceva parte integrante del processo analitico, così come lui lo intendeva. In questione non era una modalità d'ascolto prefissata avente lo scopo di trasmettere contatto empatico […]. L'empatia è intrinsecamente interpersonale» (1989, 15).

L'incontro

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