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Mucci, C. (2015). The parts left out: A novel Thomas H. Ogden London, Karnac, 2014, pagine 197, £ 9,99. Rivista Psicoanal., 61(1):227-234.

(2015). Rivista di Psicoanalisi, 61(1):227-234

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The parts left out: A novel Thomas H. Ogden London, Karnac, 2014, pagine 197, £ 9,99

Review by:
Clara Mucci

Quando uno psicoanalista della statura di Thomas Ogden, da sempre interessato alla letteratura e alla critica letteraria, si cimenta con la scrittura di un'opera narrativa, è inevitabile per il lettore psicoanaliticamente informato la tentazione di mettere insieme i fili di un lavoro che per anni, nel caso di questo autore, ha sempre privilegiato il linguaggio, o meglio, quella che egli chiama «la voce».

In molti modi, in tanti scritti, Ogden ha ribadito che «l'unicità della voce» (2013, 631, trad. mia) è ciò che collega il suo lavoro di analista alla pratica letteraria e critica, e trovare questa voce per il soggetto è anche il punto d'arrivo di una analisi ben riuscita.

Non solo la voce degli scrittori esercita un'influenza fondamentale sul suo essere analista, - così come la voce dei teorici precedenti, da Freud a Bion a Fairbairn e Segal, per citarne solo alcuni, ha formato il suo stesso modo di essere analista e di trovare la propria voce, quella con cui si riferisce in modi diversi a pazienti diversi: «troviamo noi stessi - o forse creiamo noi stessi nella scrittura dei nostri predecessori» (2013, 632) - ma il lavoro analitico consiste (per i due soggetti implicati) nell'imparare a parlare con la propria voce, trovare la voce irripetibile e unica dell'espressione del Sé, cosa possibile solo nello scambio del campo analitico, o meglio nella creazione di quel terzo analitico realizzabile solo quando ci sono, nel campo, due persone che pensano, condizione creativa per eccellenza: «È questa esperienza del pensare con un'altra persona con cui si è in conversazione in modo conscio e inconscio che io credo ci sia il potenziale per creare le condizioni in cui il cambiamento psicologico può avere luogo sia nel paziente che nell'analista (2013, 635).

Il linguaggio non è solo una forma di espressione, ma partecipa profondamente alla creazione del pensiero e dei sentimenti: «Noi trasformiamo la nostra esperienza in pensieri e sentimenti in gran parte attraverso il mezzo del linguaggio» (2013, 630).

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