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De Micco, V. (2016). La pelle che abito, il nome che porto: Fratture culturali e legami transgenerazionali nei bambini migranti. Rivista Psicoanal., 62(1):231-240.

(2016). Rivista di Psicoanalisi, 62(1):231-240

Psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti

La pelle che abito, il nome che porto: Fratture culturali e legami transgenerazionali nei bambini migranti

Virginia De Micco

Bambini e adolescenti migranti: una tela di ferite, strappi e bruciature come nei quadri di Burri

The trauma of painting è il titolo della recente retrospettiva di Alberto Burri al Guggenheim Museum di New York: un'articolata esposizione di opere capaci di evocare il dolore di ferite difficili da riparare, separazioni e lutti impensabili, bruciature di una guerra interiore. Sono queste le immagini che si associano alla lettura del contributo di Virginia De Micco sul trauma di bambini e di adolescenti migranti, che conservano sulla pelle tracce di una lotta quotidiana tra integrazione e nostalgia. Un dramma in parte consegnato inconsciamente loro dai genitori, attraverso grumi di dolore non elaborato e che si trasmette attraverso le generazioni come un'eredità che non si può rifiutare.

De Micco analizza diversi aspetti del trauma, quasi a ricercarne una vera genealogia. Come la marginalità, non solo dovuta ad una lontananza geografica dai luoghi di origine, ma anche alla perdita della capacità materna di essere porta-parola della cultura originaria.

O come la rabbia che diventa «tigrosa» nel pensiero di un bambino. E la tela di sacco di Burri, unta, incatramata, lacera e priva di luce diventa l'emblema della marginalità dove non vi è alcuna rappresentazione figurativa, dove il colore non è colore e la lacerazione è annidata nella materia stessa. Quasi a suggerire che il trauma di chi ha abbandonato la propria terra natale non sta solo nella difficoltà di conservare la trama delle tradizioni o della lingua, ma nel fatto che questa base per le rappresentazioni si usura, perde colore e senso: perché spesso perde la connessione con l'uso quotidiano che la rende viva e significante.

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