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D'Agostino, G. (2018). Unrepressed Unconscious, Implicit Memory and Clinical Work, Giuseppe Craparo, Clara Mucci (a cura di), London, Karnak Books, 2017, pagine 180, $42.95. Rivista Psicoanal., 64(2):431-434.
    

(2018). Rivista di Psicoanalisi, 64(2):431-434

Unrepressed Unconscious, Implicit Memory and Clinical Work, Giuseppe Craparo, Clara Mucci (a cura di), London, Karnak Books, 2017, pagine 180, $42.95

Review by:
Giuseppe D'Agostino

Alla fine degli anni Novanta le neuroscienze iniziarono a portare evidenze a sostegno dell'ipotesi che le relazioni precoci si registrano, nel cervello, come ricordi impliciti o procedurali (Kandel, 1999; Pugh, 2002). Di conseguenza, s'iniziò a parlare di unrepressed unconscious e a pensare che nella relazione analitica sarebbero impegnati anche questi costrutti innestici (Stern et al., 1998). Se, inizialmente, la psicoanalisi era rimasta passiva di fronte alle scoperte che provenivano dai laboratori della scienza dura, col tempo, il dialogo si è fatto più articolato e oggi è frequente incontrare concetti psicoanalitici utilizzati per comprendere i dati che emergono dalle ricerche neuroscientifiche (Fonagy, 2003). Inoltre, altri modelli teorici, come la teoria dell'attaccamento, hanno portato contributi importanti per una discussione «a più voci».

Un buon esempio dello stato dell'arte di questo dialogo lo troviamo nel volume collettaneo Unrepressed Unconscious, Implicit memory, and Clinical Work, curato da Craparo e Mucci, docenti universitari di psicologia e psicoterapia psicoanalitica. Il volume offre al lettore un'occasione preziosa, quella di vedere declinate le recenti scoperte neuroscientifiche alla luce delle attuali prospettive nel lavoro terapeutico. Questa doppia polarità è uno dei contributi che più impreziosisce il libro, poiché porta il clinico a prendere contatto con conoscenze «altre» e, al tempo stesso, mostra come i neuroscienziati utilizzino le riflessioni cliniche per collocare i loro dati nel terreno vivo delle relazioni. Il lettore ha la possibilità di incontrare e confrontare i lavori di Solms, neuroscienziato e psicoanalista, di Mancia, tra i primi psicoanalisti italiani a lavorare su questi temi, di Liotti, che porta il punto di vista della teoria dell'attaccamento, di Schore, il padre degli studi sulla regolazione degli affetti, insieme ai due saggi dei curatori, che si sono dati il compito di intrecciare dati neuroscientifici e clinica psicoanalitica contemporanea. Una prefazione di Fonagy e una postfazione di Levine completano questo lavoro collettivo.

Lo

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