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Canestri, J. (1985). Conversazione con Jorge Luis Borges. Rivista Psicoanal., 31(1):77-81.

(1985). Rivista di Psicoanalisi, 31(1):77-81

NOTE

Conversazione con Jorge Luis Borges

Jorge Canestri

Conobbi Borges quando avevo pochi anni, giacché mio padre pensava che l'ascolto del “dire” dei poeti era un'esperienza necessaria per l'anima infantile. Le riunioni della Accademia Argentina de Letras ospitarono dunque, frequentemente, un bambino a volte stupito, a volte annoiato. Non credo, alla luce di quel che so oggi, di aver capito allora il senso di tutti i discorsi che sentivo. So, e sapevo già in quel tempo, che c'era della magia nella parola di Borges; molto prima che io potessi sceglierlo come uno degli scrittori che amo leggere e rileggere, egli era uno dei miti della mia infanzia. Sono andato a trovarlo adesso, quando è venuto a Roma per ricevere la laurea honoris causa dell'Università di Roma, per chiedergli, per l'appunto, che cosa è l'infanzia. Poiché Borges era a conoscenza del fatto che una parte della conversazione sarebbe stata pubblicata sulla Rivista di Psicoanalisi, mi ha subito detto: “Io non so niente di psicoanalisi, ho letto Jung ma molto poco, ho fallito con la lettura di Freud …”.

-    Che cosa è l'infanzia, Borges?

-    “Io direi che è l'età più importante, giacché si scopre tutto: uno scopre i colori, le forme, le persone, le parole … è un'epoca in cui si scopre l'universo. E io ho ricordi molto felici, perché quando penso all'infanzia, bene, la verità è che… io sono nato a Buenos Aires, nel quartiere di Palermo… ma non ricordo il quartiere, ricordo la biblioteca di mio padre. Erano quasi tutti libri inglesi. Mi sono educato in quella biblioteca, più che nelle scuole.

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