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Altan, C.T. (1967). modelli concettuali antropologici per un discorso interdisciplinare fra psichiatria e scienze sociali. Psicoter. Sci. Um., 1(1):2-6.

(1967). Psicoterapia e Scienze Umane, 1(1):2-6

modelli concettuali antropologici per un discorso interdisciplinare fra psichiatria e scienze sociali

Carlo Tullio Altan

Il problema di una possibile collaborazione fra psichiatri e studiosi di scienze umane richiede innanzi tutto, per essere risolto, la messa a punto di un linguaggio comune, per cogliere certi aspetti della realtà umana che rientrano nella sfera di interesse degli uni e degli altri. Il fatto che questo linguaggio non esista ancora, non è casuale. È la posizione assai diversa che i due gruppi di studiosi assumono di fronte al fenomeno della malattia mentale che ne è la causa. Gli studiosi di scienze umane, se si esclude una certa parte degli psicologi, non guardano al singolo malato, ma al fenomeno malattia nella sua dimensione sociale e cioè statistica. Ma vi è di più, bisogna ammettere che numerosi studiosi di problemi sociali, subiscono, senza avvedersene, un processo di identificazione con il sistema in cui vivono e che studiano, che viene accettato da essi come paradigma, come norma cui assegnano inconsapevolmente un significato assoluto, Una volta assunta questa prospettiva, essi mostrano una sorta di «disattenzione selettiva» per tutti quei fenomeni di disfunzione del sistema sociale in cui vivono, che in certa misura contraddicono all'ipostasi inconscia che ne hanno fatta. Quando si parla di «società malata», essi obbiettano che non vi è una misura scientifica per definire una distinzione universalmente accettabile fra una società sana e una malata. Questo è certamente vero, se questa misura viene ricercata nella forma di una norma costante, di una struttura esemplare, ma allora anche lo psichiatra potrebbe rispondere allo stesso modo, e negare l'esistenza della malattia.

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