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Guerrieri, A.M. (1967). Claude LĂ©vi-Strauss e la sollecitazione a pensare. Psicoter. Sci. Um., 1(1):7-9.

(1967). Psicoterapia e Scienze Umane, 1(1):7-9

Claude Lévi-Strauss e la sollecitazione a pensare

Anna Maria Guerrieri

Ad un lettore che abbia scelto quale oggetto di studi le scienze antropologiche, così come a chi si trovi semplicemente nella situazione di voler pensare e conoscere attraverso la lettura di un testo scientifico, Claude Lévi-Strauss fornisce, con la sua opera «Il Pensiero Selvaggio», oltre che una vasta raccolta di materiale d'osservazione e d'esperimento, anche una più nuova e sorprendente possibilità: quella di stabilire senza sosta tutta una serie di rapidi ed illuminanti rapporti fra dottrine e scienze diverse.

Ciò avviene probabilmente perché l'autore stesso possiede in alto grado la capacità d'introdurre rapidissime sintesi nel procedere analitico del proprio pensiero, ottenendo così uno dei massimi risultati dell'attività dell'intelletto: l'intuizione razionale dei rapporti fra i fenomeni. E perché a questa sua caratteristica si affianca una disposizione eccezionale a trasmettere la propria dinamica mentale a chiunque si ponga in atteggiamento ricettivamente critico nei suoi confronti.

Nel Pensiero Selvaggio in particolare, il sottofondo polemico che nasce dal disaccordo con Sartre a proposito di quanto egli sostiene sui fondamenti filosofici dell'antropologia, viene attivamente padroneggiato da Lévi-Strauss fino ad esprimersi attraverso una rigorosa dimostrazione razionale. Ma lo sviluppo prevalentemente critico dell'intera esposizione fa sì che ne nasca una vera e propria antropologia dialettica, nella quale i limiti della dottrina si affievoliscono per dar luogo a tutto un vasto campo di tensioni culturali dove sociologia ed etnologia, psicologia e storia convergono, lasciando intravvedere molte possibilità di ristrutturamenti, ed una messa in crisi perfino degli elementi più classici ed istituzionalizzati del linguaggio.

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