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Searles, H.F. (1968). i sentimenti di colpa dello psicanalista. Psicoter. Sci. Um., 2(6):11-13.

(1968). Psicoterapia e Scienze Umane, 2(6):11-13

i sentimenti di colpa dello psicanalista

Harold F. Searles

Prima di scandagliare le fonti di quella che potremmo chiamare la colpa professionale inerente al fare della psicoanalisi, dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che la decisione stessa di esercitare la professione di analista sia stata, in misura significativa, una scelta radicata sulla colpa. Ciò non significa tanto che il nostro fare della psicoanalisi tende a promuovere in noi la colpa; significa piuttosto che originariamente entrammo in questa professione per uno sforzo inconscio di mitigare la nostra colpa, e che la professione di analista non riesce ad alleviare in noi la colpa soggiacente. Potremmo, per esempio, avere scelto questa professione perché ci sentivamo inconsciamente colpevoli di non essere stati capaci di guarire i nostri genitori. Oppure potremmo essere rimasti ancora ostinatamente attaccati ad aspirazioni proibite e cariche di colpa di tipo edipico, le quali trovano via via un rifugio fatto su misura nella nostra professione, dove le aspirazioni erotiche « proibite » tendono naturalmente, e fino ad un certo punto necessariamente, a svilupparsi tra il paziente ed il suo terapeuta. In secondo luogo, possiamo osservare come il nostro quotidiano lavoro di analisti sia gravato e compresso da varie tradizioni generatrici di colpa. Tradizionalmente la cultura in cui siamo immersi non dà grande valore a risultati che non siano tangibili o che siano di tipo emotivo; viviamo piuttosto in una cultura che attribuisce un grande valore ad un lavoro concreto e ben fatto.

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