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PEP-Web Tip of the Day

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Perlini, T. (1970). infanzia e felicità in Adorno. Psicoter. Sci. Um., 4(13-14):19-49.

(1970). Psicoterapia e Scienze Umane, 4(13-14):19-49

infanzia e felicità in Adorno

Tito Perlini

« … la difficoltà non sta nell'intendere che l'arte e l'epos greco sono legati a certe forme dello sviluppo sociale. La difficoltà è rappresentata dal fatto che essi continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma ed un modello inarrivabili.

Un uomo non può tornare fanciullo o altrimenti diviene puerile. Ma non si compiace forse dell'ingenuità del fanciullo e non deve egli stesso aspirare a riprodurne a un più alto livello la verità? Nella natura infantile, il carattere proprio di ogni epoca non rivive forse nella sua verità promordiale? E perché mai la fanciullezza storica dell'umanità, nel momento più bello del suo sviluppo, non dovrebbe esercitare un fascino eterno come stadio che più non ritorna? Vi sono fanciulli rozzi e fanciulli saputi come vecchietti. Molti dei popoli antichi appartengono a questa categoria. I greci erano fanciulli normali. Il fascino che la loro arte esercita su di noi non è in contraddizione con lo stadio sociale poco o nulla evoluto in cui essa maturò. Ne è piuttosto il risultato, inscindibilmente connesso con il fatto che le immature condizioni sociali in cui essa sorse e solo poteva sorgere, non possono mai più ritornare ».

(Karl Marx, Introduzione a « Per la critica dell'economia politica », 1857).

Commemorando Adorno, la cui prematura morte avvenuta il 6 agosto 1969 ha colto dolorosamente di sorpresa chi da lui si attendeva ancora una lunga e ricca attività intellettuale, Joachim Günther, in un articolo intitolato Totalpräsenz des Geistes (Presenza totale dello spirito), apparso sul numero dell'8 agosto della « Frankfurter Allgemeine Zeitung », ha fissato dell'autore dei Minima moralia il seguente ritratto: « Si osserva in questi giorni con particolare attenzione l'immagine dell'uomo, che ora, improvvisamente, quasi da essa volesse fuggire, ha abbandonato questa nostra società, sulla quale incessantemente aveva meditato.

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