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de Maria, B. (1971). l'identificazione proiettiva vista in alcuni esempi tratti della letteratura. Psicoter. Sci. Um., 5(2):12-18.

(1971). Psicoterapia e Scienze Umane, 5(2):12-18

l'identificazione proiettiva vista in alcuni esempi tratti della letteratura

Bruno de Maria

Che Melania Klein si serva di un brutto romanzo di Julien Green, Essere un altro, per spiegare concretamente che cosa sia l'identificazione proiettiva, non è un caso.

Non è un caso che il romanzo sia mediocre, e non è un caso che la Klein sia riuscita a illustrare le sue scoperte proprio indagando sulle fantasticherie di un mediocre scrittore. Infatti, solo chi fantastica compie delle identificazioni proiettive di questo tipo, ma chi lo fa, chi adotta come musa le proprie fantasticherie, ha molte scarse probabilità di accostarsi alla grande arte.

Eppure, chi per primo avanzò l'ipotesi che il poeta tragga il suo materiale artistico proprio da un certo tipo di fantasticheria, catalogabile come « identificazione proiettiva » fu lo stesso Freud in un suo saggio del 1907 intitolato Il poeta e la fantasia.

In questo scritto Freud prende le mosse da lontano e cioè dal gioco infantile. Il bambino distingue bene il gioco dalla realtà, ma nel gioco arricchisce di elementi fantastici la realtà stessa. Questo perché non vi è ancora in lui quella separazione netta tra fantasia e realtà che ritroviamo nell'adulto.

L'adulto invece non gioca più. Non può giocare perché questa separazione si fa in lui più netta, cosicché non gli riesce più di impastare insieme realtà e fantasia in quel tutto che è appunto il gioco infantile.

Tuttavia, il posto di un'attività fantastica appoggiata alla realtà, viene assunto, col progredire dell'età, da un'attività mentale che rimane invece chiusa in sé: la fantasticheria.

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