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Cremerius, J. (1983). L'IMPORTANZA DEI DISSIDENTI PER LA PSICOANALISI. Psicoter. Sci. Um., 17(3):3-37.

(1983). Psicoterapia e Scienze Umane, 17(3):3-37

L'IMPORTANZA DEI DISSIDENTI PER LA PSICOANALISI

Johannes Cremerius

«Le illusioni hanno la funzione di risparmiarci determinati sentimenti spiacevoli consentendoci di fruire al loro posto di alcuni soddisfacimenti sostitutivi » (S. Freud, 1915, p. 128).

I. Chi parla di « dissidente » e di « dissidenza » ha già abbandonato il terreno del pensiero scientifico e abbracciato quello della fede. Così in Inghilterra la parola « dissidente » indica anche i protestanti non appartenenti alla chiesa anglicana, per esempio presbiteriani, metodisti ecc. Ai tempi di Goethe il dissidente era un uomo senza religione, un non appartenente ad alcuna chiesa. Nella scienza al posto della dissidenza c'è il dissenso, vale a dire il principio di discutere gli argomenti in modo controverso, dato che non esiste alcuna proposizione di fede (non dovrebbe esserci) che, fissata a priori, non possa diventare oggetto di una indagine critica.

In determinate fasi del suo sviluppo la comunità psicoanalitica si è comportata come una comunità di fedeli. Essa possedeva un corpo dottrinale inteso in modo dogmatico e conseguentemente aveva i suoi dissidenti. Freud, l'iniziatore di quello che si intende per psicoanalisi, ha anche iniziato in questo modo. Nel 1911, quando egli, nelle serate della società del mercoledì dei giorni 1, 8 e 22 febbraio, durante le quali vennero discusse le nuove teorie di Adler, dichiarò inequivocabilmente che esse erano false e pericolose per lo sviluppo della psicoanalisi, sapeva ancora che cosa fosse un dissidente (Nunberg e Federn, 1979, Vol.

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