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Stoppa, F. (1984). LA FUNZIONE DELLO SPAZIO COME METAFORA NELL'APPROCCIO ALLA PSICOSI. Psicoter. Sci. Um., 18(2):82-87.
  

(1984). Psicoterapia e Scienze Umane, 18(2):82-87

LA FUNZIONE DELLO SPAZIO COME METAFORA NELL'APPROCCIO ALLA PSICOSI

Francesco Stoppa

Un presupposto fondamentale per una pratica analitica rivolta alla cura della psicosi è la messa a fuoco del livello al quale bisogna in primo luogo indirizzare tale pratica; avendo qui la cura il valore di costruzione, essa dovrà essere efficace là dove si rivela il maggior numero di falle, di zone devastate in uno o in un altro registro. Ora, anche se generalmente l'accento viene posto su un difetto della funzione simbolica, ad un livello intermedio tra il registro del Reale e quello del Simbolico, il livello della formazione dell'io, possiamo riscontrare una carenza più specifica anche in riferimento al mancato accesso al piano simbolico del soggetto. Si tratta di cogliere tale difetto come proprio del registro dell'Immaginario, ciò che, nell'uomo, è sostegno di quello simbolico.

Infatti, ciò che è indicato nella letteratura da autori di impostazione varia (da Resnik alla Pankow, a Minkowski), è che, in particolare nella schizofrenia, un dato fondamentale è rappresentato dallo sconvolgimento nella relazione tra il soggetto e la sua immagine corporea (relazione che pone tale soggetto in una serie di rapporti spaziali), quindi da una falla che viene a crearsi a livello della rappresentazione complessiva dello spazio. Questo dato non è privo di interesse per quanto concerne non solo la comprensione, ma anche il trattamento delle psicosi, che solitamente avviene all'interno di un certo spazio, istituzione psichiatrica o, secondo lo spirito della riforma, all'interno dello spazio fornito da una casa.

La questione è quella di vedere se uno spazio delimitato, un luogo nella definizione heideggeriana, all'interno del quale si svolge un certo discorso, può avere funzione di metafora rispetto alla problematica spaziale della psicosi; se cioè il luogo, una volta riconosciuto, può avere in sé il carattere di anticipazione di un ordine immaginario a cui il soggetto deve ancora pervenire, ma che può allora intravvedere.

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