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Giusberti, F. (1984). Danilo Cargnello, 1984, Il caso Ernst Wagner. Milano: Feltrinelli, pp. 220.. Psicoter. Sci. Um., 18(4):97-99.

(1984). Psicoterapia e Scienze Umane, 18(4):97-99

Danilo Cargnello, 1984, Il caso Ernst Wagner. Milano: Feltrinelli, pp. 220.

Review by:
Fiorella Giusberti

E' l'alba del 4 settembre 1913: Ernst Wagner, 39 anni, maestro elementare, dopo avere vegliato tutta la notte, massacra la famiglia a colpi di coltello: prima la moglie, che ha già stordito a martellate e poi i quattro figli, due maschi e due femmine. Copre i cadaveri con un lenzuolo, si cambia la camicia sporca di sangue, e si dirige, in treno, verso un paesino vicino chiamato Muhlhausen: qui, armato di una Mauser, inizia ad appiccare fuoco a case e fienili e attende che gli abitanti escano, impauriti dalle fiamme. Mira al cuore, con precisione, e i prescelti sono gli uomini del paese. Uccide nove persone, fra le quali c'è «per sbaglio», anche una ragazza e ne ferisce altre undici. Viene finalmente catturato, ferito gravemente in viso e in un braccio che gli verrà successivamente amputato: l'ira della folla è talmente feroce che viene sottratto a mala pena al linciaggio. In seguito viene rinchiuso nel manicomio di Winnental, dove rimane fino al 1938, quando si suicida, lasciandosi morire di fame. Il caso di Ernst Wagner suscitò, a suo tempo, grande interesse e curiosità, sia da parte dell'opinione pubblica, che da parte della scienza psichiatrica. Due eminenti clinici dell'epoca, Robert Wollenberg e Robert Gaupp analizzarono e studiarono, separatamente, il suo caso: la diagnosi comune fu di paranoia con delirio di persecuzione. Nel 1920 Hermann Hesse trasse ispirazione da questa vicenda per scrivere un racconto dal titolo Klein e Wagner.

Danilo Cargnello ricostruisce ora la storia di questa vita e segue lo svolgersi della malattia con intelligenza lucida e grande rispetto umano. Ernst Wagner era un pazzo omidica: malato fin dalla adolescenza, era perseguitato dall'idea che i suoi compaesani maschi fossero a conoscenza delle sue pratiche onanistiche e di atti sessuali con animali (comportamenti, questi ultimi, di cui nessuno seppe mai se fossero di realtà o di fantasia) e che per questa ragione lo disprezzassero. Tale fu il motivo per cui disse di avere sterminato gli abitanti maschi del paese. Aveva poi riservato la stessa fine alla sua famiglia per preservarla dalla vergogna che da lui proveniva e per eliminare una tara oramai presente soprattutto nei figli maschi e che quindi avrebbe prolungato la sua colpa anche nelle generazioni a venire.

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