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Guerrieri, A.M. (1986). IL SOGNATORE PERFETTO. Psicoter. Sci. Um., 20(1):60-76.

(1986). Psicoterapia e Scienze Umane, 20(1):60-76

IL SOGNATORE PERFETTO

Anna Maria Guerrieri

Verso la fine del pomeriggio, Lucien Delvaux si ritirò nel proprio ufficiò e chiuse accuratamente la porta che lo separava dalla stanza della segretaria, quasi temesse d'essere scoperto e disturbato nella ricerca di un attimo di calma. Fin dal mattino, un susseguirsi di contrattempi e scontri tra i «massimi» dell'Organizzazione, aveva frammentato il ritmo del lavoro, ed a tanta diffusa tensione si era aggiunto il ritardo del personaggio importante che avrebbe dovuto dare il via alle operazioni commerciali più urgenti. Così, a pomeriggio inoltrato, Lucien era affranto e provava rifiuto e antipatia tra le più intense verso le circostanti cose e le persone. Il tempo, tuttavia, pur avendo prodotto disordini e concitazione con le sue scadenze, adesso lavorava nel senso della dilazione e del rimando. Si pensava ormai in termini di «è impossibile finire per oggi» e di «insomma basta, si concluderà domani» e gli stessi implacabili telefoni diradavano i loro richiami, dando il passo a una quiete non certo adatta alla meditazione, ma termine ai sussulti e ai fastidiosi stiramenti interni.

In quel punto, Lucien si accorse di un leggero colpo ripetuto, e comprese che Diana, depositaria abbastanza solerte di segreti, gli inviava attraverso la porta il suo ultimo appello, prima di ritirarsi definitivamente. Non rispose, e man mano il rumore dei tacchi si spense lungo il corridoio, verso le toilettes. A Lucien non sarebbe più stato necessario ricomporsi, obbligando il suo corpo in volonterose tensioni, mentre cominciava appena a rilassarsi. Anzi, sentiva che del proprio corpo si stava riappropriando, come del suo pensiero. Gli stimoli si riducevano a quelli più essenziali e noti da antichissima data, e la sua bella faccia, che infine era la stessa di sua nonna Alessia (capace, pur nella dolcezza dei suoi tratti, di inviare messaggi di corruccio, o di forte, improvviso interesse) poteva finalmente trasmettere distacco e una sorta di giusto abbandono.

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