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Sini, C. (1986). PER UNA GENEALOGIA DELLE SCIENZE UMANE. Psicoter. Sci. Um., 20(3):19-24.

(1986). Psicoterapia e Scienze Umane, 20(3):19-24

PER UNA GENEALOGIA DELLE SCIENZE UMANE

Carlo Sini

Bisognerà decidersi a scrivere la genealogia delle scienze umane, un giorno; o almeno a pensarci. Ma sarà ben difficile che esse, le scienze umane, vi provvedano, per più di un motivo. Quelli che seguono sono appunti in direzione di una possibile genealogia nel senso indicato.

La prima leggenda che una genealogia deve sfatare è che le scienze umane affondino le loro radici in tempi recenti. In certo modo le scienze umane sono moderne, ma le loro radici sono antiche ed è un processo lungo e complicato quello che ne ha consentito la nascita. Qui converrà partire almeno dal dialogo Fedro di Platone. Perché proprio dal Fedro? Perché è qui che Platone, con maggiore evidenza, istituisce l'anima mediante i discorsi (logoi): condizione prima della distinzione platonica tra anima e corpo. Senza questo gesto istitutivo le scienze umane non sarebbero mai potute nascere, in quanto esse sono un sapere relativo all'« anima » dell'uomo, laddove il corpo viene lasciato ai fisiologi, ai biologi e agli anatomisti. È Platone per primo che vuole un sapere dell'anima, una scienza. Egli osserva appunto nel Fedro che « la retorica è una specie di tecnica per dirigere le anime attraverso le parole »; ora, la filosofia, col suo metodo « dialettico » (a partire dal quale Aristotele edificherà la « logica »), è la conoscenza scientifica (episteme) di questa tecnica. Mentre il retore è un improvvisatore e un artista da strapazzo, il filosofo è uno scienziato. In quanto è uno scienziato, il filosofo relega il mito nel mondo delle favole, come sapienza infantile e superstiziosa. Proprio questa è la presa di posizione di Socrate all'inizio del Fedro. La verità dell'uomo non sta nei miti, ma nella scienza dell'anima, cioè nella filosofia. Ma Socrate dice anche di più: non mi interessano i mostri della mitologia, osserva, mi interessano invece assai di più i mostri che stanno nel profondo dell'anima (in interiore homine).

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