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Lai, G. (1988). Mario Trevi, Per uno junghismo critico, Milano: Bompiani, 1987. Presentazione di Umberto Galimberti, pp. 124, lire 16.000.. Psicoter. Sci. Um., 22(2):106-108.

(1988). Psicoterapia e Scienze Umane, 22(2):106-108

Mario Trevi, Per uno junghismo critico, Milano: Bompiani, 1987. Presentazione di Umberto Galimberti, pp. 124, lire 16.000.

Review by:
Giampaolo Lai

Ho letto con piacere il libro di Mario Trevi: Per uno junghismo critico, pubblicato nel 1987 nella sezione Psicologia e Psicoanalisi, diretta da Aldo Carotenuto, della collana Studi Bompiani, con una presentazione affettuosa e lusinghiera di Umberto Galimberti. Mi è sembrato un libro di notevole interesse e rilevanza, da più di un punto di vista. Per i temi che abborda, per lo stile lineare e perspicuo che utilizza, per la tensione etica che lo anima, per la polemica che lo vivacizza. Le argomentazioni di Trevi si articolano attorno ad un'unica tesi centrale, che nella sua espressione forte parafrasando Sartre può essere in tal modo formulata: «Lo junghismo è un'ermeneutica». La medesima tesi, formulata in una versione un po' più debole, suonerebbe pressappoco così: «Lo junghismo è biforcuto: da una parte c'è un immenso magma ormai spento e freddo, dall'altra, o dentro il magma, resta una scintilla viva. Il morto e la teoria degli archetipi. Il vivo è il metodo dell'individuazione. Lo junghismo è l'individuazione. L'individuazione è ermeneutica».

La tesi centrale di Trevi mi ha subito affascinato. Credo per varie ragioni. Prima di tutto perché ho creduto ravvisarvi uno spazio di intersezione con una mia tesi alla quale sono stato a lungo affezionato, battezzata col nome di «tecnica senza teoria», nel senso dell'analista che userebbe una tecnica sganciata dalle teorie che falsificano l'osservazione e l'esperienza.

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