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Forabosco, G. (1989). Giusberti e Melella: Psicoanalisi e metodo scientifico. Psicoter. Sci. Um., 23(3):118-120.
   

(1989). Psicoterapia e Scienze Umane, 23(3):118-120

Giusberti e Melella: Psicoanalisi e metodo scientifico

Giovannantonio Forabosco

Va da sé, credo, che assumersi l'incarico di stilare una rassegna, una guida ragionata sullo stato del dibattito su argomenti di accesa controversia — e quello del rapporto tra psicoanalisi e metodo scientifico è un argomento, periodicamente, dei più infiammabili — significa offrirsi al consenso di chi apprezza una riuscita sintesi di migliaia di pagine (nonché la gratitudine per il «risparmio energetico»), ed espone al rischio di scontentare chi non ritrovi un autore o un punto di vista sufficientemente rappresentato o chiarito. Lo scritto di Giusberti e Melella, che mi pare destinato a incontrare più la prima eventualità che la seconda, mi ha indotto due ordini di riflessioni.

La prima, più di merito specifico, riguarda la caratterizzazione probabilistica dell'assetto conoscitivo scientifico della psicoanalisi. Certo, che il concetto di probabilità — più vicino, tutto sommato, a quello di indeterminazione che a quello di determinismo — venga invocato per corroborare un'immagine scientifica della psicoanalisi, sa di «ironia della sorte» per una disciplina nata nell'humus del positivismo e cresciuta con un insistito bisogno di validazioni causali. Questa è tuttavia una prospettiva di consistente interesse, rintracciabile variamente in diversi autori (v. per es.: Pap.), ma poche volte e poco organicamente enunciata. Una prospettiva, comunque, che ammette degli sviluppi anche differenti da quelli legati al concetto hempeliano di «disposizionalità».

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