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Gedo, J.E. (1990). UNA EPISTEMOLOGIA DEL TRANSFERT. Psicoter. Sci. Um., 24(2):7-20.

(1990). Psicoterapia e Scienze Umane, 24(2):7-20

UNA EPISTEMOLOGIA DEL TRANSFERT

John E. Gedo

Fu nei capitoli finali di Studi sull'isteria (Breuer & Freud, 1892-95) che Freud riportò per la prima volta la sua straordinaria scoperta secondo la quale i pazienti nevrotici, se visti in psicoterapia quotidiana, tendevano a risperimentare certi aspetti del loro passato nel rapporto col terapeuta. Nel giro di pochi anni, Freud (1899) si rese conto che è il passato dell'infanzia quello che chiede a gran voce una ripetizione in tale transfert. Inoltre, egli presto concluse (Freud, 1909) che il transfert consiste nel ripetere entrambi gli aspetti di un conflitto infantile - in altre parole, che i fenomeni della resistenza sono tanto rivelatori di patogenesi quanto dirette espressioni di desideri infantili. Nel 1914, quando si preparava a confutare le critiche alle sue teorie da parte di scettici quali Adler e Jung, Freud precisò che ci si può aspettare che le pure «nevrosi di traslazione» si sviluppino solo nel corso di analisi con pazienti il cui sviluppo infantile era culminato in una «nevrosi infantile». Qualora le vicissitudini della vita precoce conducevano a possibilità alternative - le contingenze che Freud allora concettualizzò come un viraggio eccessivo nella direzione del «narcisismo» - egli ammise che la terapia psicoanalitica poteva non riuscire, e precisamente perché la disponibilità dell'analista non riusciva ad evocare l'amore e l'odio infantili e le difese contro di essi.

Come

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