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Conci, M. (1990). Paul Harmat, Freud, Ferenczi und die ungarische Psycho-analyse. Tuebingen, Brd: Ed. Diskord, 1988, pp. 431, DM38.. Psicoter. Sci. Um., 24(2):131-133.

(1990). Psicoterapia e Scienze Umane, 24(2):131-133

Paul Harmat, Freud, Ferenczi und die ungarische Psycho-analyse. Tuebingen, Brd: Ed. Diskord, 1988, pp. 431, DM38.

Review by:
Marco Conci

A distanza di 40 anni dal suo forzato scioglimento, la Società psicoanalitica ungherese è dallo scorso anno nuovamente membro a pieno titolo dell'Ipa! Questo è il clima che ho respirato a Budapest l'11-12 novembre scorso nell'ambito del convegno, Hermann's place in contemporary psychoanalytic theory, inteso a celebrare l'opera di Imre Hermann (1889-1984) nel centenario della nascita. Per nostra fortuna, la psicoanalisi in Ungheria non è mai veramente morta, come testimonia questo libro di Paul Harmat, stampato originariamente in ungherese a Berna nel 1986. «In Ungheria nessun altra disciplina scientifica, a parte la matematica e la fisica, ha donato all'umanità così tanti grossi scienziati come la psicologia del profondo», scrive nella prefazione l'autore - psichiatra, emigrato in Austria nel 1979, e che dell'argomento aveva cominciato ad occuparsene ancora studente di medicina 10 anni prima -. Di una storia, si tratta dunque, molto ricca e drammatica. Come emblematica da quest'ultimo punto di vista l'autore stesso ci segnala la vicenda della famiglia Gimes: il padre, medico generico e analista in formazione, cade vittima delle persecuzioni razziali durante la guerra; il figlio Miklos, giornalista, dopo aver violentemente attaccato nel 1948, su incarico del partito, la psicoanalisi, con profonda disperazione della madre, Lilly Hajdu, una psicoanalista di primo piano, viene nel 1958 condannato a morte nell'ambito del processo contro Imre Nagy; da ultimo la madre, vistasi negare per ben tre volte dal regime Kadar la possibilità di visitare il resto della famiglia emigrata in Svizzera, nel 1960 si suicida.

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