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Giorgiutti, R. (1994). Bertrand Cramer, Professione bebè. (Ed. orig., Profession bebè. Paris: Calman-Levy, 1989). Trad. di A. Marchi. Torino: Bollati Boringhieri, 1992, pp. 136, Lit. 20.000.. Psicoter. Sci. Um., 28(1):138-140.
  

(1994). Psicoterapia e Scienze Umane, 28(1):138-140

Bertrand Cramer, Professione bebè. (Ed. orig., Profession bebè. Paris: Calman-Levy, 1989). Trad. di A. Marchi. Torino: Bollati Boringhieri, 1992, pp. 136, Lit. 20.000.

Review by:
Rita Giorgiutti

È la psichiatria del lattante l'oggetto dichiarato dell'analisi che Bertrand Cramer, direttore del Servizio universitario di Neuropsichiatria Infantile della città di Ginevra, sceglie di delineare in questo volume. Lo psicoanalista svizzero prende cioè in esame, con l'aiuto di un'ampia esemplificazione clinica frutto della personale attività di studio e lavoro, il complesso capitolo della sofferenza mentale del bambino appena nato. Un'area questa che sembra innanzitutto distinguersi per la frequente traduzione sul versante somatico del vissuto di disagio infantile non ancora narrabile sul piano dei contenuti psichici. Oltre alle anomalie comportamentali quali la povertà degli scambi e dell'interesse per il mondo esterno, l'inerzia, l'eventuale condotta di ritiro, tendono allora a farsi evidenti anche le difficoltà dell'alimentazione e della digestione, i disturbi sfinterici, respiratori, le irregolarità del ritmo sonno-veglia, gli stati protratti di tensione o di agitazione, le deviazioni o addirittura l'arresto dello stesso processo di crescita. Ma il territorio che la psichiatria del lattante delimita si rivela al contempo segnato da una proprietà intrinseca decisiva, capace di fatto di orientare modalità e obiettivi dell'intervento del terapeuta. Essa trova significativa formulazione nelle ben note parole di Winnicott, non a caso raccolte dall'autore: «il neonato da solo non esiste». Il paziente in questo caso non si incarna infatti in un individuo singolo, capace di esprimersi con un linguaggio verbale più o meno articolato come accade per gli adolescenti e per gli adulti, e neppure con i mezzi utilizzati dai bambini più grandi, il disegno e il gioco. A fare da paziente è invece qui una relazione, quella cioè che lega e vede contemporaneamente e reciprocamente impegnati il lattante ed i suoi genitori.

Il tema è stato in realtà oggetto già in passato di ampia e attenta riflessione.

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