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(1995). Harold F. Searles, Il controtransfert. (Ed. orig., Countertransference and Related Subjects. New York: International Universities Press, 1979). Trad. di Raffaella Bortino e Anna Gilardi. Torino: Bollati Boringhieri, pp. 447, Lit. 80.000.. Psicoter. Sci. Um., 29(2):138.

(1995). Psicoterapia e Scienze Umane, 29(2):138

Harold F. Searles, Il controtransfert. (Ed. orig., Countertransference and Related Subjects. New York: International Universities Press, 1979). Trad. di Raffaella Bortino e Anna Gilardi. Torino: Bollati Boringhieri, pp. 447, Lit. 80.000.

I ventitré articoli qui raccolti, successivi agli Scritti sulla schizofrenia del 1965, contengono riflessioni e approfondimenti sul tema del controtransfert, da sempre al centro dello studio e della ricerca di Searles, come fondamentali strumenti di lavoro e di conoscenza del paziente e di se stesso. Tipiche del modo di pensare e lavorare di Searles, che riconosce apertamente l'influenza dell'approccio interpersonale di Sullivan, sono le osservazioni sul paziente come terapeuta del proprio analista; alcuni pazienti riconoscono, prendendosene cura con estrema sensibilità, i punti deboli e le sofferenze del proprio terapeuta. Vanno ricordate le pagine dedicate al senso di colpa dello psicoanalista, alla funzione che assumono nel transfert delirante le percezioni realistiche dell'analista da parte del paziente, a come il transfert del paziente condizioni l'osservazione partecipe dell'analista, e al tema della violenza nella schizofrenia. Searles, capace di instaurare rapporti di rara intensità e profondità anche con i pazienti più profondamente disturbati, rivela con straordinaria sincerità i sentimenti di paura e di odio provati verso alcuni pazienti. In risposta ad alcuni interventi, anche fortemente critici, da parte di altri analisti, ribadisce la sua convinzione che le reazioni del paziente trovino un fondamento reale nelle emozioni del terapeuta. Il terapeuta deve essere pienamente consapevole, senza negarle, reprimere e proiettarle a sua volta, anche delle emozioni considerate inaccettabili secondo la concezione tradizionale del medico devoto e compassionevole, in modo da non sottrarre al paziente stesso la consapevolezza delle reazioni che suscita (P.G.B.)

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