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Gill, M.M. (1995). IL PARADIGMA INTERPERSONALE E LA MISURA DEL COINVOLGIMENTO DEL TERAPEUTA. Psicoter. Sci. Um., 29(3):5-44.

(1995). Psicoterapia e Scienze Umane, 29(3):5-44

IL PARADIGMA INTERPERSONALE E LA MISURA DEL COINVOLGIMENTO DEL TERAPEUTA

Merton M. Gill

Il punto di partenza dell'autore è il confronto tra il suo punto di vista sul transfert e quello della tradizione interpersonale che fa capo a H.S. Sullivan. Da questo confronto emerge in primo luogo il fatto che la misura della partecipazione dell'analista è relativamente indipendente dai paradigmi interpersonale e della scarica pulsionale e viene a configurarsi come luogo d'incontro di analisti di scuole diverse. In secondo luogo, se una posizione freudiana ufficiale esiste, essa sostiene una minore partecipazione dell'analista rispetto a quella sostenuta da Freud stesso. D'altro canto, il teorema dell'osservazione partecipe di Sullivan secondo Gill asserisce soltanto che ci debba essere qualche coinvolgimento da parte dell'analista, senza che esso debba essere necessariamente centrale. Per la sua utilità, l'autore a questo punto introduce sia la distinzione di Greenberg tra prescrizione e descrizione del livello di coinvolgimento che il punto di vista di Levenson per cui la prospettiva del paziente deve avere una sua rilevanza per l'analista. In particolare, l'autore è dell'opinione che l'analista non possa essere considerato l'arbitro esclusivo della situazione analitica e che transfert e controtransfert vadano considerati in termini transazionali. Il maggior nodo problematico è a questo punto rappresentato dal fatto che il paradigma interpersonale, al pari di quello della scarica pulsionale, non si accompagna ad una esplicita articolazione delle sue implicazioni tecniche, cosa alla quale l'autore pone rimedio delineando i tre principi a suo avviso impliciti in esso. Primo: il terapeuta dovrebbe essere sempre pronto ad indagare l'esperienza di relazione del paziente. Secondo: nelle associazioni del paziente sono sempre presenti allusioni mascherate alla relazione. Terzo: l'analista, in misura maggiore o minore, inevitabilmente rispecchia le aspettative di ruolo del paziente — come sostenuto da Levenson nel 1972 e da Sandler nel 1976. Dopo aver passato in rassegna i temi della rivelazione di sé dell'analista e dell'esplorazione del passato, l'autore conclude questo suo ormai classico contributo affermando la convinzione che sia l'insight che la nuova esperienza giocano un ruolo nel promuovere il cambiamento in psicoanalisi.

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