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Benvenuto, S. (1997). Maria Miceli, Cristiano Castelfranchi, Le difese della mente. Profili cognitivi. Roma: La Nuova Italia Scientifica, 1995, pp. 269, Lit. 26.000.. Psicoter. Sci. Um., 31(1):130-132.

(1997). Psicoterapia e Scienze Umane, 31(1):130-132

Maria Miceli, Cristiano Castelfranchi, Le difese della mente. Profili cognitivi. Roma: La Nuova Italia Scientifica, 1995, pp. 269, Lit. 26.000.

Review by:
Sergio Benvenuto

Oggi si diffondono gli approcci cognitivisti, in psicologia come in psicoterapia. Sullo sfondo di questa ascesa, risulta allora interessante questo libro di Miceli e Castelfranchi, ricercatori presso l'Istituto di psicologia del Cnr a Roma, in cui gli Autori si cimentano con l'impresa di «tradurre» nei paradigmi cognitivisti un aspetto della dottrina psicoanalitica, i «meccanismi di difesa». Vengono analizzate con rigore alcune «difese» classiche: la rimozione, la negazione, l'inversione, la formazione reattiva, la compensazione e la proiezione. Inoltre sono approfonditi temi come il rapporto tra emozione e difese, il ruolo che giocano immagine di sé e autostima, il nesso tra le difese in senso psicoanalitico e le strategie di coping. Il cognitivismo considera conoscenze e scopi come gli ingredienti della mente. Esso parte dal presupposto che ogni mente umana è fondamentalmente un'impresa razionale e, quindi, intelligibile. Occuparsi dei meccanismi di difesa è allora render conto di qualcosa che pare sfidare la razionalità cognitiva. Occorre perciò dimostrare che anche i meccanismi di difesa hanno le loro ragioni, così come un plotone di sanguinari killer ha ragione di esserci nell'oculata strategia di difesa di una saggia nazione. Ci difendiamo per evitare la sofferenza psichica, ma se il dolore è un meccanismo adattivo (ci serve), come spiegare il fatto che ce ne difendiamo? La risposta degli Autori va nel senso dell'idea pascaliana del «prega ogni giorno, e crederai»: la difesa è un autoinganno che però ci aiuta a vivere.

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