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Rinaldi, L. (1999). Roberto Speziale-Bagliacca, Colpa. Considerazioni su rimorso, vendetta e responsabilità. Roma: Astrolabio, 1997, pp. 302, Lit. 46.000.. Psicoter. Sci. Um., 33(1):147-150.

(1999). Psicoterapia e Scienze Umane, 33(1):147-150

RECENSIONI

Roberto Speziale-Bagliacca, Colpa. Considerazioni su rimorso, vendetta e responsabilità. Roma: Astrolabio, 1997, pp. 302, Lit. 46.000.

Review by:
Luigi Rinaldi

Innanzi tutto una premessa. Si tratta di un libro che si lascia leggere volentieri. E un piacere leggerlo perché assomma alla chiarezza espositiva l'approfondimento tematico, senza indulgere, per amore della prima, in facili riduzionismi e allettanti semplificazioni. Questa considerazione non stupisce chi conosce Speziale-Bagliacca, psicoanalista didatta della SPI e titolare della cattedra di psicoterapia presso la Facoltà di Medicina di Genova, le cui precedenti opere (tra cui Formazione e percezione psicoanalitica, che curò per Feltrinelli nel 1980, Sulle spalle di Freud del 1982, e The King and the Adulteress, uscito nel 1998 presso la Duke University Press) si sono lasciate apprezzare per lo stesso rigore, sia da cultori della psicoanalisi «pura» che di quella «applicata» allo studio delle opere letterarie e al lavoro nelle istituzioni. Il tema della colpa è trattato a tutto campo: il punto di vista psicoanalitico attraverso un sagace contrappunto s'intreccia con quello culturale, dalla tradizione omerica ai nostri giorni. Non poteva essere altrimenti se si pensa che sulla logica della colpa-responsabilità si è strutturata l'intera nostra civiltà, come ci ricorda l'autore, citando Freud de Il disagio della civiltà (1929).

La trattazione della colpa a livello clinico inizia appunto da Freud, secondo cui i sentimenti dolorosi connessi ad una colpa e all'attesa di un castigo costituiscono l'universo della malattia mentale. L'autore ci ricorda che nello studiare le radici del senso di colpa il grande viennese oscilla tra due poli. Da una parte, in Totem e tabù (1912-13), fa derivare il senso di colpa dal parricidio primitivo nei confronti di un padre «prepotente, geloso, che tiene per sé tutte le femmine e scaccia i figli che via via crescono». L'odio del figlio sarebbe una risposta, perciò, alla violenza del padre, comunque amato e ammirato.

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