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Brunacci, R. (1999). Antonello Corréale, Luigi Rinaldi (a cura di), Quale psicoanalisi per le psicosi?, Milano: Raffaello Cortina Editore, 1997, pp. 305 +XXII, Lit. 45.000.. Psicoter. Sci. Um., 33(2):141-143.

(1999). Psicoterapia e Scienze Umane, 33(2):141-143

Antonello Corréale, Luigi Rinaldi (a cura di), Quale psicoanalisi per le psicosi?, Milano: Raffaello Cortina Editore, 1997, pp. 305 +XXII, Lit. 45.000.

Review by:
Riccardo Brunacci

L'aiuto che ci viene offerto dal libro Quale psicoanalisi per le psicosi?, curato da Antonello Correale e Luigi Rinaldi, è per lo meno duplice. Da una parte il volume, vincitore del premio Gradiva-Lavarone 1998, ci porta a riflettere sulla cura, analiticamente orientata, di disturbi molto severi, psicosi vere e proprie o condizioni alle psicosi molto prossime. Tutti gli autori in effetti sono psicoanalisti di competenza anche psichiatrica, particolarmente versati nello studio delle patologie gravi, definite come quei disturbi che «tendono a mettere pesantemente in discussione la stabilità, continuità e condivisione del setting analitico». Da un altro lato, ci fornisce strumenti concettuali e di esperienza per soffermarci, e poter meglio affrontare, quegli stati basali della mente, quel sottofondo costitutivo del Sé che se non adeguatamente recepito ed empaticamente accudito, lascia assai manchevole anche l'analisi di un paziente mediamente nevrotico. Sappiamo che se l'analista sopporta poco la regressione, il fatto, tramite svariati canali, risulta comunicato al paziente che viene così trattenuto all'interno di un discorso apparentemente libero, ma sostanzialmente organizzato.

La lettura del libro mi ha fatto tornare in mente quanto, secondo Bion, siano fisiologicamente incessanti, per l'analista, le oscillazioni tra stati di frammentazione e stati di integrazione e quanto sia quindi permanente il suo compito di promuovere il passaggio, in primo luogo dentro di sé, dalla frammentazione all'integrazione. Da questo punto di vista (A. Meotti, 1986), l'aspetto più importante dell'interpretazione psicoanalitica non è tanto il suo contenuto con le sue modalità nell'immediato, ma alla lunga, il suo essere una manifestazione sensibile di una «attitudine» a stabilire passaggi dal corporeo al mentale e di una «funzione» di pensiero onirico in grado di istituire connessioni significative a partire da dati dispersi e confusi. La prima parte del libro riguarda i modelli di comprensione e il loro calarsi in prassi conseguenti.

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