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(1999). Schede: Gabriele Rocca, Alle origini del manicomio. L'Ospedale dei Pazzi di Ancona, Milano: FrancoAngeli, 1998, pp. 142, Lit. 30.000.. Psicoter. Sci. Um., 33(3):123-124.

(1999). Psicoterapia e Scienze Umane, 33(3):123-124

SCHEDE

Schede: Gabriele Rocca, Alle origini del manicomio. L'Ospedale dei Pazzi di Ancona, Milano: FrancoAngeli, 1998, pp. 142, Lit. 30.000.

Psiachiatra e psicoterapeuta, Gabriele Rocca svolge da anni studi sulla storia delle istituzioni manicomiali. Qui viene ricostruita quella dell'Ospedale dei Pazzi di Ancona, dalle prime forme di assistenza ai folli intorno alla metà del XVIII secolo — quando il capoluogo marchigiano, isolato dall'entroterra per le pessime condizioni viarie, è nel pieno della crisi economica e sociale dello Stato Pontificio — sino alla seconda metà dell'Ottocento. In ritardo istituzionale rispetto ad altre realtà regionali, ancora nel primo Ottocento persiste ad Ancona la separazione tra follia e medicina, in controtendenza col progressivo internamento, altrove, degli alienati in ospedali generali e quindi coll'implicito riconoscimento della loro appartenenza alla sfera sanitaria. Rocca ipotizza che possa trattarsi di una conseguenza delle norme del 1748 le quali, sin dalle origini, destinavano ai «poveri pazzi» un edificiò indipendente. Nata come soluzione precaria, ovviamente di stampo reclusivo, vi prevalgono decisioni e interventi di figure estranee all'ambiente sanitario (custodi, parroci, poliziotti, rappresentanti della municipalità). Nel clima politico post-napoleonico, nonostante il decreto di Murat e la circolazione delle idee di Pinel, il progetto per la nuova Casa dei Pazzi (1813) di Ancona è ancora all'insegna di un complesso di regolamenti giuridico-polizieschi facenti capo al Prefetto, con l'esclusione delle altre componenti politiche e sociali: si ritiene che l'internamento debba essere stabilito non in base alla malattia, bensì alla pericolosità e al rischio. Alla fine, il fervore innovativo della Restaurazione si traduce soltanto in un nuovo regolamento (1815) incentrato sulla figura del custode, mentre seguita a persistere il pregiudizio circa l'opportunità di una qualsivoglia forma d'intervento sanitario, anche per l'attiva opposizione del corpo medico.

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