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Battaggia, P.G. (2000). Joseph Weiss, Come funziona la psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri, 1999 (Ed. orig., How Psychotherapy Works. Process and Technique. New York: The Guilford Press, 1993). Traduzione di Cristina Spinoglio, pp. 182, L. 40.000.. Psicoter. Sci. Um., 34(2):139-142.

(2000). Psicoterapia e Scienze Umane, 34(2):139-142

Joseph Weiss, Come funziona la psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri, 1999 (Ed. orig., How Psychotherapy Works. Process and Technique. New York: The Guilford Press, 1993). Traduzione di Cristina Spinoglio, pp. 182, L. 40.000.

Review by:
Pier Giorgio Battaggia

Presentato all'edizione italiana da Paolo Migone e Giovanni Liotti, con una prefazione di Harold Sampson, questo libro sviluppa le implicazioni tecniche della teoria psicoanalitica elaborata dal Mount Zion Hospital Psychotherapy Research Group, fondato nel 1972 da Joseph Weiss e Harold Sampson e attualmente attivo sotto il nome di San Francisco Psychotherapy Research Group. L'esposizione sistematica della ricerca, esempio di rigorosa indagine empirica sul processo terapeutico di non facile riscontro in campo psicoanalitico, fu presentata nel 1986 sotto il titolo di The psychoanalitic process: theory, clinical observation, and empirical research, (Guilford Press, New York). Il primo capitolo di quel testo, di cui ancora manca un'edizione italiana fu pubblicato su questa rivista nel secondo numero del 1993.

La prima e più ampia parte del libro inizia introducendo i fondamenti teorici che costituiscono il presupposto della tecnica e che si avvalgono di una serie di ipotesi. Anzitutto, la psicopatologia del paziente è fatta derivare da credenze (beliefs) patogene, inconsce, che si formano dalla prima infanzia. Il bambino, motivato fin dall'inizio della vita alla conoscenza del mondo che lo circonda e alla ricerca del migliore adattamento possibile, dà la massima importanza al mantenimento del legame con i genitori, dei quali ha assoluto bisogno. La mente infantile tende ad attribuire a sé la causa di quanto avviene intorno e non può mettere in dubbio il sapere, la potenza e l'autorità dei genitori. Si considera perciò responsabile e colpevole dei loro atteggiamenti negativi e delle esperienze traumatiche che subisce. Se i tentativi di perseguire obiettivi normali e piacevoli si traducono in una perdita del legame, si instaurano delle credenze implicanti il timore di pericoli interni, come angosce, senso di colpa, vergogna, ed esterni, come la rottura di un rapporto. Nel corso della vita il soggetto tende a obbedire alle proprie credenze, divenute patogene in quanto inconsce, perentorie e scarsamente adattative, e rimuove gli obiettivi normali che sente pericolosi.

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